4 Maggio 2019

Scontro sulla tassa di soggiorno Albergatori all’ attacco di Airbnb

il dossier Un «tesoro» da 600 milioni di euro (ben 130 riscossi nella sola Capitale). Ma sull’ amata-odiata tassa di soggiorno, protagonista assoluta, ieri, della prima giornata a Capri della 69° convention di Federalberghi a cui oggi parteciperà anche il ministro Gian Marco Centinaio ora scoppia una vera e propria guerra. Protagonisti, da una parte gli albergatori e dall’ altra Airbnb, la piattaforma di sharing turistico. Tra le parti si scatena, seppure a distanza, un durissimo botta e risposta fatto di accuse reciproche. Si parte dalle cifre: «Sono 1.020 i Comuni italiani che applicano l’ imposta di soggiorno (997) o la tassa di sbarco (23)» spiega il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. Il gettito complessivo nel 2019 si avvia a doppiare la boa dei 600 milioni. «La città con il maggior incasso – sottolinea Bocca – è stata Roma con 130 milioni, il 27,7% del totale». L’ incasso delle prime 4 (Roma, Milano, Venezia e Firenze) è superiore a 240 milioni, il 58% del totale. Il peso delle grandi città si fa sentire anche sulla classifica regionale, guidata dal Lazio con quasi 135 milioni di euro. Seguono il Veneto con 63,7 milioni, la Lombardia con 59,5 e la Toscana con 57,4. In queste quattro regioni viene raccolto il 67,1% del gettito complessivo. Ma è subito dopo che Bocca attacca Airbnb: «Non è tollerabile – sottolinea – il Far West che si registra nel settore delle locazioni brevi». Perché «la legge ha stabilito che i portali devono riscuotere l’ imposta di soggiorno dovuta dai turisti che prenotano e pagano attraverso le piattaforme, ma Airbnb assolve a tale obbligo solo in 18 comuni su 997». Francamente, un po’ pochini. C’ è di più. E Bocca scende nel dettaglio della questione: «Queste amministrazioni, allettate dalla prospettiva di nuovi introiti, si sono rese disponibili a sottoscrivere un accordo capestro». Che significa «aver accettato un sistema di rendicontazione forfettario, che non consente un controllo analitico e induce a domandarsi se non si configurino gli estremi di un danno erariale». «A quasi dieci anni dalla reintroduzione del tributo – afferma Bocca – dobbiamo purtroppo constatare di essere stati facili profeti». Insomma, secondo Federalberghi non si capisce quale sia l’ effettivo utilizzo della tassa. «Finanziare azioni in favore del turismo è una storiella. In realtà è una tassa sul turismo, il cui unico fine sembra essere quello di tappare i buchi dei bilanci comunali». Parole dure che hanno scatenato l’ immediata replica di Airbnb, che ora parla di «zero idee e offese agli amministratori locali». Una reazione altrettanto piccata quella della piattaforma dell’ affitto a breve termine: «Difendendo d’ ufficio i suoi numerosi associati accusati di peculato, Bocca si scaglia contro tutto e tutti, riuscendo a mancare di rispetto in un colpo solo sia al legislatore sia agli amministratori delle 23 città che hanno automatizzato l’ imposta di soggiorno tramite Airbnb». Al momento, fanno notare i gestori della piattaforma, «siamo l’ unica struttura che ha a disposizione un accordo per la riscossione dell’ imposta di soggiorno con quasi tutte le grandi città d’ arte». Snellendo, fa notare Airbnb, tutta una serie di procedure con i Comun e «semplificando la vita a ospiti, host e amministrazioni, oltre a garantire il 100% del riversamento dell’ imposta, cosa che evidentemente in Federalberghi diventa motivo di imbarazzo». Infine il Codacons lancia un appello al ministro Centinaio «affinché sia garantita una maggiore trasparenza a cittadini e turisti, obbligando i Comuni a pubblicare online l’ esatta destinazione della tassa di soggiorno e gli interventi realizzati grazie ai proventi raccolti attraverso l’ imposta». —

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