28 Settembre 2013

È scontro, manovra bloccata «L’ aumento Iva è inevitabile»

È scontro, manovra bloccata «L’ aumento Iva è inevitabile»

 

ROMA Il temuto aumento dell’ aliquota Iva dal 21 al 22%, che tutte le forze politiche volevano evitare, molto probabilmente arriverà martedì prossimo. È infatti saltato l’ esame da parte del Consiglio dei ministri del decreto che avrebbe sterilizzato l’ aumento per tre mesi, oltre a finanziare per 330 milioni la cassa integrazione in deroga. Lo scontro nella maggioranza avvenuto in Consiglio dei ministri ha spinto infatti tutti i ministri a convenire sul fatto che non ci fossero le condizioni per varare la cosidetta «manovrina» senza prima concludere il chiarimento voluto dal premier Letta, che ha motivato la sua decisione sottolineando che il blocco di provvedimenti «rilevanti di natura fiscale ed economica» è dovuta all’ impossibilità «di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro senza la certezza della continuità dell’ azione di governo». «AUMENTO INEVITABILE». Alla luce di questo «colpo di scena» appare quindi quasi certo, a meno che non si arrivi prima di lunedì a una schiarita al momento improbabile, l’ aggravio che scatterà il 1 ottobre e porterà l’ aliquota dell’ Iva dal 21% al 22%. A confermarlo è il ministro per gli Affari Regionali, Graziano Delrio: «L’ aumento dell’ Iva a questo punto è inevitabile». La colpa dell’ affondamento del decreto viene attribuita dal Pd al Pdl, mentre questo specularmente accusa i Democratici. «La follia del Pdl manda il Paese in rovina, è stato dato il primo durissimo colpo all’ Italia perché grazie alla loro decisione sconsiderata l’ Iva aumenterà», è stata la prima dura reazione di Matteo Colaninno, responsabile economico del Pd. Immediata la replica del presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani che si è rivolto al presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda: «Chieda a Letta chi è il colpevole e per quale motivo abbia subordinato l’ adozione di questo provvedimento a un chiarimento politico». LO SFOGO DI SACCOMANNI. Ma la polemica era già cominciata prima del Consiglio dei ministri a causa delle coperture proposte dal Tesoro, che prevedevano l’ aumento dell’ accisa sulla benzina e l’ incremento al 103% degli acconti Ires e Irap di novembre. Il ministro dell’ Economia, Fabrizio Saccomanni, che aveva portato sul tavolo il decreto con i provvedimenti e le coperture, durante il Consiglio dei ministri si è sfogato spiegando di aver cercato di fare al meglio il proprio dovere di difensore dei conti pubblici. «Ma», ha aggiunto, «sono mesi che vengo attaccato». Nel suo intervento il ministro ha aggiunto di essere «amareggiato ma orgoglioso» della tenuta dei conti». Il decreto «copriva» il mancato incremento dell’ Iva che così non sarebbe scattato l’ 1 ottobre, bensì il primo gennaio 2014. Si veniva così incontro alle richieste delle associazioni dei consumatori e dei commercianti ed artigiani e di tutte le forze di maggioranza. Le imprese, come ha ricordato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi sottolineando che lo stop all’ aumento dell’ Iva non è prioritario come il taglio delle tasse sul lavoro, si sarebbero viste penalizzare dalle coperture finanziarie: aumento degli acconti Ires (al 103%) e Irap di novembre, che darebbero 890 milioni allo Stato. «Folle gettare tre anni di sacrifici, la crisi ora sarebbe un danno gravissimo», è stato il grido di allarme lanciato dal numero uno degli industriali mentre il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi ha sottolineato che «in una fase di scarsa liquidità, chiedere un ulteriore sforzo alle imprese sarebbe eccessivo». L’ altra copertura si spalmava su tutti, ed è l’ incremento delle accise sui carburanti per 2 centesimi al litro fino a dicembre e poi fino al 15 febbraio 2015 di 2,5 centesimi. Contro di essa si sono scagliati l’ Unione petrolifera e il Codacons.

 

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