17 Gennaio 2006

Sconti in farmacia ma anche interventi a monte

Il ministro pensa a un meccanismo per i produttori

Storace: “Per i farmaci l`aumento va motivato“

Roma. Sconti in farmacia ma anche interventi a monte, sulle aziende produttrici, libere di decidere sul prezzo dei farmaci di fascia C. Dopo gli sconti in farmacia Francesco Storace, An, ministro della Salute, ora pensa di imporre un meccanismo che significherà di fatto una limitazione a questo potere: le aziende, ha spiegato, dovrebbero motivare l`aumento di prezzo, non solo comunicarlo come è avvenuto fino a oggi. L`aumento può avvenire ogni anno, ma per legge è stato bloccato da Storace per due anni fino al 2007. “Sul prezzo dei farmaci credo di interpellare il comune senso dei cittadini“ ha dichiarto il ministro, riferendosi alle polemiche sui prezzi, sugli sconti e sulle ipotesi di fare arrivare i farmaci di fascia C nei supermercati come aveva proposto Antonio Catricalà, presidente dell`Antitrust. In ogni caso, il ministro ha spiegato di non ritenere i farmaci adatti alla grande distribuzione. Una presa di posizione che in qualche modo raccoglie gli appelli dei farmacisti. Anche ieri Giorgio Siri, presidente della Federfarma, Federazione nazionale unitaria dei titolari di farmacia, ha ribadito che la responsabilità dei prezzi alti non è dei farmacisti: “La leva del prezzo“, ha ripetuto, “è in mano ai produttori“. Siri ha poi invitato gli associati a fornire, anche se riluttanti, i dati sugli sconti applicati, “altrimenti“, ha affermato, “non riusciremo mai a confutare il ministro Storace“. E anche i medici si sono schierati a loro favore. Storace ieri aveva dichiarato la disposnibilità del ministero a incontrare federfarma solo in presenza di “atti concreti“, “Unici professionisti abilitati alla prescrizione dei farmaci“, i farmacisti chiedono, attraverso Giuseppe Del barone, presidente dell`ordine di categoria, “nell`interesse dei cittadini, che si ponga al più presto la parola fine alla querelle sulla vendita dei farmaci da banco nei supermercati“. “Noi crediamo“, ha specificato Del Barone, “che la salute dei cittadini sia un bene che non può essere commercializzato e la politica del risparmio sui farmaci non può essere perseguita attraverso regimi di concorrenza tipici dei settori commerciali. In caso contrario è come se si volesse confondere il sacro con il profano considerando i farmaci alla stregua di un prodotto alimentare o di un detersivo“. Per quanto riguarda inoltre le assicurazioni della Coop, che dal 9 gennaio raccoglie firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sulla vendita dei medicinali nella grande distribuzione, circa la presenza di personale qualificato nei supermercati, ha contestato Del Barone, “non sarà agevole assicurare un numero sufficiente di farmacisti, con gravi rischi per la salute dei cittadini derivanti da quelle prescrizioni che faranno riferimento al solo principio attivo o al generico, anziché al farmaco griffato. E laddove si riuscisse ad attuare un presidio sotto la diretta responsabilità di un farmacista, si correrebbe il rischio di creare farmacie di serie B, dove gli stessi farmacisti vedrebbero mortificate la loro funzione e la loro professionalità“. “Nessuna farmacia di serie B, ma dignità per i farmacisti e sana concorrenza“ ha replicato la Coop, sostenuta dalle associazioni Codacons e Cittadinanzattiva.

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