20 Dicembre 2015

Sconfitti, decimati, ancora in lotta «Avanti, ne va della nostra dignità»

Sconfitti, decimati, ancora in lotta «Avanti, ne va della nostra dignità»

VOLPAGO DEL MONTELLO (TREVISO) Irriducibili del «no», fino in fondo. Irremovibili dalla loro posizione di contrarietà alla trasformazione in Spa, a costo di assottigliarsi davvero al minimo sindacale della fronda renitente. In tutto non più di 244 consensi, che sono oggettivamente pochi su un totale di 11.430 voti espressi, ma hanno il pregio dei piccoli numeri: permettere a chi li osserva di vedere anche le facce, benché tristi ed arrabbiate, che stanno dietro alle cifre. Eccoli gli ultimi vietcong di questa guerra finita già quando due associazioni di azionisti grandi e piccoli, diverse organizzazioni dei consumatori, le categorie di industriali e artigiani ed i sindacati di ogni ordine e grado avevano dato espressa indicazione di votare per il «sì». Per dire: Iris Sbeghen, 69enne pensionata («a 530 euro al mese e me ne hanno mandati in fumo 20.000, i risparmi di tutta la mia vita»), ci crede ancora, quando sventola prima sotto gli zoom delle telecamere e poi davanti agli occhi della platea la fotocopia scura e storta di una fotografia ormai destinata agli archivi delle cronache bancarie e forse pure giudiziarie. In quel fermo immagine che pare scattato un’ èra fa, ma era solo il 26 aprile 2014, Vincenzo Consoli e Flavio Trinca sorridono. Questa signora di Treviso invece è una furia. Il «sì» sta ormai prendendo il volo ma lei continua a sbandierare le ragioni del «no», non mostrando alcuna preoccupazione per le possibili conseguenze delle sue parole, che arrivano perfino a citare «la fine di Sindona», augurandola s’ intende: «Guardateli! Questi sono i ladri che ci hanno distrutto! Guardate come se la ridono! Dobbiamo lasciarli liberi? Votate “no” che li mettiamo in galera!». Un altro che vorrebbe ancora combattere è Ezio Andreatta da Paderno del Grappa, «120.000 euro persi dopo che mi avranno telefonato dieci volte per convincermi a comprare quelle tremila e rotte azioni, mentre adesso non si fanno più trovare e io sono furioso». A sostenere la loro indignazione ci sarebbe anche Franco Conte, presidente regionale del Codacons: «Mi pare di aver sbagliato assemblea, perché nella nostra sede ricevo solo gente disperata ma qui ho sentito un incredibile entusiasmo, roba che se lo sa qualche squalo estero pensa che qui in Veneto sia una pacchia: porti via alle persone l’ 80% dei loro risparmi e loro ti applaudono pure. Far vincere il “no” significherebbe mostrare che i veneti non si sparano da soli, ne va della nostra dignità». Solo che alla fine è il «sì» a trionfare. Così all’ avvocato Sergio Calvetti, legale della pattuglia dei disobbedienti, non resta che punzecchiare i vincitori, mirando allo squadrone di «Per Veneto Banca» di cui è segretario Matteo Cavalcante e che fa riferimento a Loris Tosi: «Bravi bravi, adesso che avete la Spa potete mettere la banca nelle mani di qualche cinese mafioso, così ci penserà lui a risollevarla». Evoca «metodi mafiosi» pure Francesco Celotto, presidente dell’ Associazione sviluppo economia Veneto, che tuttavia prova anche a guardare avanti: «A metà gennaio organizzeremo un incontro per assistere gli azionisti nella fase della quotazione in Borsa, visto che ormai l’ hanno decisa». Un esito scontato («purtroppo ce l’ aspettavamo») per don Enrico Torta, il leader spirituale del Coordinamento del «no», che nella canonica di Dese sta preparando l’ omelia per l’ ultima domenica di Avvento. «Questa volta non citerò le banche – anticipa – per quelle ci sarà tempo. La nostra opera infatti non si fermerà, in fondo davanti a noi c’ è ancora l’ assemblea della Popolare di Vicenza, dove potremo ancora dimostrare che gli uomini non sono stracci».
 

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