27 Novembre 2019

Sciopero nel Black Friday La furia dei consumatori

di Viviana Ponchia TORINO È come se le renne, gli elfi e lo stesso Babbo Natale si fermassero il 23 dicembre. Portare pacchi in giro per il mondo può essere un lavoro massacrante. Ed è quello che cercano di fare capire i lavoratori Amazon delle sedi piemontesi di Brandizzo e Marene, in sciopero proprio alla vigilia del Black Friday. Carichi estenuanti, denuncia la Uil Trasporti. «Sono fornitori, non sono dipendenti», ribatte l’ azienda. Ma non esiste momento più simbolico e opportuno degli sconti a pioggia sull’ inizio dello shopping natalizio per fare valere le ragioni dei corrieri. Che avvisano: è solo un avvertimento, il mondo drogato di acquisti si arrangi. La protesta andrà in scena da oggi senza preavviso, una mannaia sugli incassi di un’ abbuffata commerciale presa a prestito dagli americani, che dopo il tacchino del giorno del Ringraziamento smaltiscono a colpi di carta di credito. Possibili conseguenze? Qualche disagio è da mettere in conto per chi ha fatto spese in questi giorni, ha una bassa soglia di tolleranza e potrebbe ricevere la merce in ritardo. E qualcosa potrebbe incepparsi nella gioiosa macchina delle spese pazze, che quest’ anno pare destinata a fruttare incassi record per il battage pubblicitario già virulento da un mese e per la tendenza degli italiani ad anticipare on line sul Natale che incombe. Non fateci il pacco o almeno cambiate data, chiede il Codacons, convinto che lo sciopero sul Black Friday sia «assolutamente inopportuno». Il coordinamento per la difesa dei consumatori parla di 17 milioni di persone impegnate nella corsa al regalo e di un giro di 2 miliardi di euro, con un 20% in più rispetto all’ anno scorso. Fanno come sempre la parte del leone i prodotti tecnologici, seguiti da elettrodomestici e abbigliamento, con un volume di affari complessivo che nel mondo supera i 3 mila miliardi di euro. Amazon tranquillizza i clienti spiegando che l’ agitazione riguarda i dipendenti delle aziende che si occupano della consegna degli ordini e non quelli della società. I clienti, già in piena sindrome da pacco, non colgono la differenza. E i sindacati precisano che forse una differenza non c’ è: «I lavoratori sono 300 a Brandizzo e 100 a Marene, ma raddoppiano nei periodi caldi. Hanno un palmare con un’ App di Amazon sulle rotte da seguire, quindi è Amazon che dà gli ordini e gli indici di produttività». I nostri stanno lavorando in tutta Italia per mantenere la promessa, si legge in una nota del gigante dell’ e-commerce. «Per le consegne – ricordano – Amazon si avvale di piccole e medie imprese specializzate e richiede che tutti i fornitori di servizi di consegna rispettino un codice di condotta, garantiscano compensi adeguati agli autisti, siano trattati con rispetto e guidino in modo sicuro». La sicurezza, messa in crisi dalla costate crescita dei volumi, dai nastri lavorativi prolungati e dai continui cambi di rotta, è uno dei punti della protesta. Le Rsa della Uil Trasporti hanno presentato una serie di proposte senza, dicono, avere ricevuto risposte positive da parte della direzione. Non è la prima volta che i dipendenti dell’ azienda di Seattle fondata da Jeff Bezos si fermano per le condizioni di lavoro. Due anni fa, proprio sotto Natale, avevano organizzato una serrata quelli del magazzino di Piacenza. E il 15 luglio – il primo della due giorni di ‘offerte imperdibili’, gli Amazon Prime Day – a incrociare le braccia erano stati i dipendenti di tutto il mondo (600 mila, di cui circa 100 mila in Europa e 9 mila in Italia). Tra i motivi della protesta l’ adeguamento degli stipendi alla produttività aziendale, visto che solo nel primo semestre del 2019 è stato raggiunto un utile record di 3,2 miliardi di euro. La tempesta che si annuncia sul nostro Black Friday potrebbe trasformarlo in un semplice venerdì nero. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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