“È sciopero, evacuate i treni” rivolta nella metro di Roma Il macchinista: mi picchiano
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fonte:
- la Repubblica
ROMA . «Avviso a tutti i treni: da questo momento il servizio è fermo. Evacuare tutti i treni». Sono da poco passate le 8.30, lo sciopero dei mezzi pubblici a Roma è appena iniziato e la voce risuona nella cabina del macchinista alla guida di uno dei treni della Linea A della metropolitana della capitale. L’ ordine arriva dalla Dct, la direzione centrale del traffico di Atac, l’ azienda capitolina dei trasporti. Dall’ altra parte, nella cabina, il macchinista prova a replicare: «Oh, ma come fai a fermare i treni? Questi me menano». Una previsione quasi scontata, perché alla fine, in una giornata di ordinario delirio dovuto alla mobilitazione di due sigle sindacali, Ugl e Sul, ci sono anche due aggressioni a lavoratori in servizio nelle stazioni della metro. La Capitale che si prepara al Giubileo si blocca in un venerdì di metà aprile per uno sciopero che coinvolge due delle tre linee della metro. Il risultato sono treni fermi alle stazioni, corse interrotte, passeggeri infuriati che “occupano” le banchine, raccontano in diretta sui social network i momenti della protesta e, secondo la denuncia di Fit Cisl, aggrediscono anche due addetti alle fermate. Comincia così e finisce con un esposto in procura del Codacons, con l’ Authority per gli scioperi che chiede una relazione all’ Atac e con l’ Atac che ha già predisposto due indagini interne. Con un punto fermo: se la commissione che si riunirà lunedì verificherà le circostanze della registrazione audio finita sul , «l’ azienda – spiega l’ assessore capitolino ai trasporti Guido Improta – provvederà a licenziare chi ha dato l’ ordine di evacuare i treni. Non poteva darlo e ha messo in pericolo l’ incolumità dei passeggeri». Nel venerdì “nero” di Roma erano previste tre agitazioni del trasporto pubblico: dei ferrotramvieri Ugl, dei lavoratori dell’ azienda Tpl e della linea C, l’ ultima nata che corre spesso mezzo vuota solo in periferia tra Pantano e Centocelle. Il caos, però, si crea in special modo sulla linea A. Sono decine le testimonianze di chi racconta che i problemi sono iniziati prima delle 8.30, durante la cosiddetta “fascia di garanzia”, con le banchine stracolme e la gente preoccupata di non riuscire a salire sui treni prima che scattasse l’ agitazione. Al capolinea di Anagnina la protesta più dura: lì, già alle 8.15, il treno è fermo sui binari. I passeggeri salgono a bordo, “occupano” i vagoni, e quando, venti minuti dopo, gli altoparlanti diffondono il messaggio di abbandonare il convoglio, si rifiutano di scendere. Solo allora, un macchinista risale in cabina, conduce il treno fino alla fermata successiva di Cinecittà e lì lo ferma, a luci spente. «Siamo circa 200 persone, ferme alla stazione di Cinecittà. Lo sciopero è iniziato prima dell’ orario previsto senza nessuna comunicazione», confermano in diretta i passeggeri. Scene simili alle fermate Arco di Travertino e Ponte Lungo. «Ci hanno scaricato a metà viaggio, appena scoccata l’ ora dello sciopero», raccontano altri viaggiatori. A Termini, problemi ai collegamenti tra le linee A e B e non solo: per almeno 10 minuti, i cancelli restano chiusi, con i passeggeri di fatto bloccati in stazione. E mentre Atac diffonde i numeri dell’ adesione – alle 10.30 era soppresso il 100% delle corse sulle Linee A e C della metro, e tra gli autisti dei bus il 29,9% aveva incrociato le braccia – si dice pronta a «rimborsare i passeggeri per il disagio e le aziende che hanno perso la giornata di lavoro. Quello che accaduto è responsabilità nostra ». Il sindaco Ignazio Marino affida a Twitter il suo sdegno: «Il diritto di sciopero deve essere garantito, ma anche il diritto dei cittadini a muoversi. Non accettiamo questi comportamenti». Alla base dello sciopero di ieri, al quale hanno aderito più lavoratori di quelli rappresentati da Ugl e Sul, c’ è la firma sotto al contratto sottoscritto a giugno scorso tra Atac e Cgil, Cisl e Uil che prevede anche decurtazioni dal salario in caso di assenze. «E assenze – dice Valentina Iori, segretaria di Ugl Autoferrotramvieri – vengono considerate anche malattie, congedi parentali, malattie bambino, donazioni sangue, la 104 di secondo livello, infortunio in itinere». Replica l’ assessore Improta: «Noi vogliamo incrementare la produttività. Se le motivazioni sono queste, per me di scioperi ne possono fare altri 10». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
gabriele isman
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