13 Settembre 2002

Sciopero della spesa?Tutti si dicono vincitori

Chi doveva fare la spesa, l`ha fatta. Magari con qualche caffè o qualche quotidiano in meno, ma in linea di massima i consumi non sono crollati. Questo è quanto emerge anche dai dati rilevati dal Comitato nazionale delle associazioni di consumatori, che ieri aveva invitato i cittadini a rinunciare alla spesa per protestare contro il caro prezzi. La diminuzione delle vendite è stata infatti del 22 per cento. Non un`inezia, certo. Ma qualcuno pensava forse di più.
«I clienti fissi del giovedì sono venuti tutti», conferma l`ortolano di via Venini, Francesco Lamanuzzi. Ma, poi, in veste di consumatore, dispiaciuto, aggiunge: «Io non ho aderito allo sciopero, perché il mio ragazzo deve mangiare la bistecca. Ma l`iniziativa è comunque giusta: i prezzi sono cresciuti troppo». E il fruttivendolo non è l`unico pentito. Secondo il Codacons sono tanti i milanesi che, incappati nei picchetti all`uscita di supermercati e negozi, hanno sentito il bisogno di giustificarsi: hanno comprato lo stesso, ma sono tutti d`accordo con le motivazioni e gli scopi della protesta. Tanto che l`associazione di utenti e consumatori non ha potuto non dirsi soddisfatta: «C`è coscienza. E questo in fondo è già un successo».
«L`iniziativa è giustissima: con il passaggio all`euro, molti fornitori ne hanno approfittato per aumentare i prezzi della merce», ribadisce il macellaio Giampiero Magenes. Pentimenti a parte, la sua giornata di lavoro è stata del tutto normale.
La diminuzione delle vendite è stata minima anche alla drogheria Galli di via Palestrina. «Guardando il cassetto e considerando l`affluenza che abbiamo di solito il giovedì – dice il gestore Roberto Pisano -, il calo è stato circa del 20 per cento. E poi anche se non si fa la spesa oggi, la si fa domani: in questo modo non si risolve molto». Che l`iniziativa sia poco efficace è anche la convinzione di Mara Ardito. Con due bambini al seguito, la giovane mamma non ha potuto cogliere l`invito a boicottare mercati e botteghe: «Tra me e me, ho pensato “Che mangiano?“».
Per il fruttivendolo Angelo Gentile, lo sciopero doveva essere «più lungo e più decisivo, come quello di 15 anni fa, quando non ci lasciavano entrare all`ortomercato e dovevamo vendere la merce fuori, sui marciapiedi. Ora, invece, anche se non si fa la spesa, si pranza e si cena da Pastarito o da Mc Donald`s».
E infatti: «Ci si arrangia comunque. E poi, anche se non si mangia un giorno, non si muore mica», dice l`impiegata statale Maria Antonia Abis. Convinta che lo Stato non faccia nulla per bloccare i rialzi, lei, lo sciopero, lo ha fatto. Più che mai determinato, anche Antonio Locoselli, ieri, non ha comprato nulla. E non acquisterà nulla nemmeno oggi. «Bisognerebbe andare avanti un mese così», sostiene il pasticciere (lui, ci ha pensato per tempo: ha il frigo pieno).
Pur contentissima dell`euro («all`estero si viaggia benissimo»), Carla Dioli è arrabiata nera: «È aumentato tutto. Questa iniziativa è giusta, anche se il governo dovrebbe pensare a un calmiere». Parlando con la gente si coglie il fastidio di chi si sente raggirato dal proprio negoziante, anche da quello di fiducia. Anche secondo la grande maggioranza delle persone sentite ai banchetti informativi, predisposti dall`Intesa Consumatori nel centro della città, sono davvero molti i commercianti che avrebbero approfittato dell`euro. Fioccano gli esempi di prezzi gonfiati: la pizza margherita è passata da 8.000 lire a 7 euro, il cono gelato da due gusti è schizzato invece da 2.500 lire a 2,5 euro. Rito obbligato per centinaia di migliaia di lavoratori, il panino di mezzogiorno è addirittura impazzito a 3,60 euro.

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