11 Settembre 2002

Sciopero della spesa, «no» dei consumatori

L?iniziativa indetta a livello nazionale trova a Trieste commercianti e associazioni di tutela su posizioni controcorrente

Sciopero della spesa, «no» dei consumatori

Portafogli chiusi domani per lo «sciopero della spesa» indetto dalle associazioni dei consumatori in tutta Italia per protestare contro l?aumento dei prezzi e dell?inflazione. L?invito per tutti è ad astenersi «in toto» dal mettere mano al portafogli, boicottando per un giorno qualsiasi tipo di merce in vendita. L?iniziativa ha trovato subito il supporto dei sindacati, ma a Trieste trova i commercianti e una parte dei consumatori su posizioni quantomeno controcorrente. A sorpresa i primi si dicono favorevoli allo sciopero (anche se addossano la responsabilità dell?aumento dei prezzi ai produttori), mentre l?Organizzazione di tutela dei consumatori si dice contraria e critica apertamente l?iniziativa.
«Noi non ci stiamo – dice Luisa Nemez dell?Organizzazione consumatori – e siamo contrari allo sciopero dei consumi per il semplice motivo che è assurdo penalizzare chi non c?entra, e cioè i commercianti; boicottare la spesa non ha senso, e non ha senso neppure l?abbattimento dei prezzi: se si vuole fermare l?inflazione bisogna lavorare per l?abbattimento fiscale, e rivedere completamente il paniere Istat, che ormai non corrisponde più al paniere reale». Insomma, per Luisa Nemez no allo sciopero, sì una revisione della politica fiscale e di «cultura del consumo». Contraria, ma per motivi diversi, anche la Lega consumatori, che nel richiamarsi alla polemica nazionale che ha diviso in due la galassia dei consumatori (da una parte l?Intesa che raggruppa Adoc, Aduspef, Codacons e gli altri favorevoli allo sciopero, dall?altra le restanti associazioni, dall?Adiconsum all?Unione nazionale consumatori) si mantiene su posizione caute: «Non aderiamo all?iniziativa – spiega Sergio Ramani – perché il governo ha dimostrato buona volontà, ci sono trattative in corso e aspettiamo la fine del mese; se non cambia nulla passeremo all?azione con una serie di scioperi a settori».
Paradossalmente favorevoli alla protesta sono invece i commercianti. «Diciamo sì allo sciopero della spesa – afferma Antonio Paoletti, presidente della Confcommercio -, a patto che sia una protesta contro la produzione e non contro la distribuzione; ne abbiamo parlato in giunta, e abbiamo deciso di uscire allo scoperto: gli aumenti dei prezzi dipendono dalla produzione, e noi stessi stiamo vivendo una crisi profonda, con un calo a Trieste del 30 per cento nelle vendite; sono finiti i tempi delle vacche grasse, la gente non ha ancora capito come usare l?euro e spende in modo dissennato; dobbiamo metterci insieme ai consumatori per cercare nuove strategie».
Adesione allo sciopero anche da parte della Confsal e della Cgil. Per Filippo Caputo della Confsal «il governo deve trovare soluzioni giuste all?aumento dei prezzi, e lo sciopero è un segnale forte», mentre per Paolo Pupulin della Cgil «il potere d?acquisto non si difende solo sul piano contrattuale, ma anche tutelando i lavoratori in quanto consumatori».

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