Sciopero della spesa: la rivolta
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fonte:
- Liberazione
dei consumatori al caro-prezzi
Lo sciopero della spesa di ieri lanciato dalle associazioni dei consumatori ha avuto almeno un effetto: portare all`attenzione dell`opinione pubblica il problema del caro-vita che grava sempre più sulle famiglie italiane. I dati diffusi dall`Intesaconsumatori sull`adesione allo sciopero dicono che si sta creando una mobilitazione generale nata dalle difficoltà economiche delle classi basse e medio-basse, e che tocca anche quelle a reddito alto che cominciano a contrarre i consumi. Forse il popolo dei consumatori comincia a capire che con comportamenti d`acquisto mirati può diventare un referente nelle decisioni delle politiche sui prezzi e non soltanto un target da manipolare.
Per Intesaconsumatori (Adoc, Abusbef, Codacons, e Federconsumatori) il 75% degli italiani ha aderito allo sciopero rinunciando ad almeno un acquisto. Mettendo a confronto i dati di giovedì della settimana scorsa e quelli di ieri le entrate nei supermercati, ipermercati e nei negozi sono diminuite del 39% al nord, del 45% al centro e del 54% al sud e isole. Con lo slogan “no compra“ i consumatori sono scesi in piazza Montecitorio, davanti al Parlamento, per dire basta alle speculazioni e per sollecitare il governo ad intervenire sulla politica economica. «Siamo qui in piazza – testimonia Elio Lannutti, presidente di Adusbef -, per dire che è ora di smettere di taglieggiare le famiglie: dall`entrata dell`euro sono passati dai consumatori al sistema distributivo 52milioni di euro, il 4% del Pil». Per permettere alle famiglie, soprattutto quelle mono-reddito, di arrivare a fine mese non bastano i consigli delle associazioni dei consumatori nè gli spot del governo che, fino a qualche mese fa, invitavano all`acquisto, imputando al povero consumatore già alle strette, la responsabilità di essere motore dell`economia. «Perché il paese possa uscire dalla grave crisi economica in cui stagna occorre una rivalutazione del potere d`acquisto di salari, stipendi e pensioni. Questo non per favorire i lavoratori ma per rivitalizzare la domanda interna». E` la ricetta proposta dal segretario del Prc, Fausto Bertinotti, che da Radioanch`io ha indicato come banco di prova della svolta economica i prossimi rinnovi contrattuali, a cominciare da quello dei metalmeccanici. «Le politiche salariali degli ultimi anni – ha aggiunto Bertinotti – hanno indebolito il potere d`acquisto dei lavoratori facendo sì che la gente comprasse in euro e pagasse in lire. Questa cosa deve finire con i prossimi rinnovi contrattuali e con la finanziaria».
Mentre l`Istat calcola al 2,3% il tasso tendenziale d`inflazione, arriva il ritocco al rialzo dell`Ue al 2,4%. Le previsioni ottimistiche del governo che nella finanziaria annuncia un tasso d`inflazione programmata dell`1,7% sembrano non tener conto dell`aumento della benzina, che solo nel mese di agosto a toccato +9%. Per la Cgil la spinta del caro-petrolio farà schizzare il tasso al 2,8%. Maurigia Maulicci, segretaria confederale della Cgil, ricorda come «la politica di tutti i redditi, la redistribuzione delle risorse attraverso un fisco equo e progressivo, il controllo con misure forti dell`impazzimento dei prezzi, il contenimento delle tariffe dovrebbero essere al centro della Finanziaria 2005, che invece conterrà una programmazione inaccettabile del tasso di inflazione programmata e una previsione irrealistica di crescita».
L`accordo siglato ieri dal ministero delle Attività produttive e la grande distribuzione per bloccare i prezzi fino al 31 dicembre è solo un palliativo.
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