Sciopero della spesa, balletto di cifre
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fonte:
- l`Adige
«Molto positivo» per Pasquale De Matthaeis, portavoce dell´Intesa consumatori. «Un fiasco totale», secondo Nicola Malossini di Confesercenti.
Sullo sciopero della spesa sollecitato dalle associazioni che rappresentano i consumatori ci sono più dubbi che certezze. Alcuni sondaggi parlano di un´adesione del 75%, ma non è chiaro il significato di questa «adesione». Perché nei negozi la risposta è pressoché unanime: «Una giornata normalissima», assicurano non solo Gianni Gravante dell´Unione ma anche alla grande distribuzione ed in diversi pubblici esercizi.
«Anzi: quando ci sono iniziative del genere, noi lavoriamo di più», osservano da un cosiddetto negozio di vicinato. «Nessuna differenza», dicono al bar.
«Ma abbiamo distribuito un migliaio di volantini nella sola città di Trento (l´anno scorso erano stati 250 circa, ndr)», sottolinea De Matthaeis. «Per questo dico che è stata una operazione molto positiva – insiste – perché l´anno scorso la gente non sapeva, non era informata». Questa volta, invece, le cose sono andate diversamente: «Le persone, gli anziani soprattutto, erano molto interessate», spiega Silvio Sebastiani di Federconsumatori.
Più indifferenti, invece, i giovani. Ma a cosa serve, si chiede la gente, non comperare per un giorno, quando poi si fanno acquisti appena 24 ore dopo? «Dobbiamo dare un segnale al governo, per far capire che i consumatori hanno un peso, che sono in grado di incidere», risponde De Matthaeis. Un segnale importante perché il «caro vita» (non riconosciuto secondo l´Intesa dai dati Istat) ha contribuito a modificare le abitudini delle famiglie: «Abbiamo dati – accusa il portavoce – che dimostrano come, nell´85% dei casi, siano cambiati non soltanto gli usi alimentari, ma anche quelli culturali». Il campione è di 500 famiglie in Italia. E non deve affatto tranquillizzare il fatto che alcuni ipermermercati permettano l´acquisto a rate per gli alimentari: l´interesse è dell´1,42% mensile, ovvero il 17% annuo semplice o, addirittura, il 20 composto.
Secondo l´Intesa l´inflazione e la speculazione hanno sottratto alle famiglie del Belpaese qualcosa come 50 miliardi di euro dal 1 gennaio 2002. Ed il 33% della popolazione contrarrebbe adesso debiti per arrivare a fine mese: i piccoli prestiti sono aumentati di 18 miliardi di euro in sei mesi. E il credito al consumo ha fatto registrare la crescita più alta d´Europa: il 19,5 contro il 7,5%.
«Noi siamo vicini alla protesta – dice Nicola Malossini – ma non è giusto che le associazioni dei consumatori se la prendano sempre con pizza e caffè». E a suffragare questa tesi, l´esponente di Confesercenti ricorda che Trento è nella media: «La pizza costerà forse il doppio che a Napoli, ma anche il 40% in meno che a Milano», aggiunge. «Però la protesta è stata un fiasco totale», taglia corto.
Solo a Mandacarù, la bottega del commercio equo e solidale, è stata notata una differenza: «Sì – dicono – abbiamo avuto meno gente».
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