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1 Agosto 2002

Sciopero del pieno

Sciopero del pieno: sei automobilisti su dieci
hanno boicottato le compagnie più care

ROMA – Fino a 6 automobilisti su dieci avrebbero evitato ieri di fare il pieno di benzina nelle stazioni Api e Tamoil e di gasolio in quella Fina, aderendo al “boicottaggio“ lanciato dalle associazioni dei consumatori contro il “caro-pieno“ ed il mancato trasferimento dei benefici del super-euro sui prezzi dei carburanti. L`Intesa dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) che ha promosso l`iniziativa sottolinea infatti in una nota che le adesioni avrebbero registrato una percentuale compresa tra il 40 ed il 60% secondo il monitoraggio compiuto dalle stesse associazioni su un campione di 19 distributori autostradali ubicati in tutto il territorio nazionale. Monitoraggio compiuto confrontando l`affluenza degli automobilisti con quella di sabato scorso, altra giornata “clou“ dell`esodo estivo, tra le 10 e le 12 e tra le 14 e le 15. o presso i marchi indicati dai consumatori. Il boicottaggio promosso dai consumatori, previsto per l`esodo di ieri e di oggi, e che dovrebbe essere riproposto per il controesodo del 31 agosto-primo settembre, è rivolto verso quei marchi (Api e Tamoil per la benzina e Fina per il gasolio) che praticano i prezzi più alti della media. L`Intesa dei Consumatori prosegue inoltre nella polemica con le compagnie: «I petrolieri quando aumentano i prezzi a causa dell`incremento del dollaro – accusano – calcolano l`aumento del prezzo sul totale dei carburanti. A parte questo, il prezzo del barile è diminuito in un anno del 10% ed il dollaro si è svalutato del 15% rispetto all`euro. Ne consegue che, anche effettuando solo il calcolo sul prezzo del carburante, depurato della parte delle imposte, la diminuzione del prezzo alla pompa sarebbe dovuta essere di oltre 200 lire al litro». L?Unione Petrolifera ribatte però decisa: «E?una follia pretendere che l?apprezzamento di circa il 16% dell?euro sul dollaro debba portare ad un calo equivalente del prezzo al consumo. Il rapporto di cambio incide solo su una componente pari a 400 lire che è la materia prima raffinata, l?altro 80% riguarda tasse e costi industriali». E ad attaccare è anche Luca Squeri della Figisc-Anisa-Confcommercio: «La causa della differenza dei prezzi del carburante tra autostrade e rete ordinaria – sottolinea – è da attribuire alle royalties (tra le 20 e le 40 delle vecchie lire) che le concessionarie autostradali percepiscono per ogni litro di carburante venduto».

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