21 Giugno 2005

Sciopero dei ticket in migliaia di negozi



Ieri il via a Torino, a Bologna clienti solidali con i ristoratori. Denunce per danni dai consumatori Sciopero dei ticket in migliaia di negozi Il viceministro Urso: protesta legittima ma non colpire i più deboli La Confcommercio: avanti a oltranza MILANO – È cominciata ieri a Torino la “guerra dei ticket“, lo sciopero proclamato dalla Fipe, Federazione italiana dei pubblici esercizi, contro le commissioni “spropositate“ richieste dalle società che emettono i coupon, tra il 7 e il 12 per cento. Ai 60 mila bar e ristoranti che aderiscono all`associazione è stato chiesto di accettare soltanto pagamenti cash. A Torino a fine giornata la categoria calcolava un`adesione del 64% (la Fiepet-Confesercenti ha invece annunciato il 70% di non adesioni). Ma diversi altri ristoratori in Italia hanno dato inizio alla protesta in sordina. Domani parte Firenze, si accoderanno Sondrio, Padova, Venezia, Bologna, Perugia e Roma. Milano comincia la prossima settimana. E c`è una novità: anche la Fida, Federazione dettaglianti dell`alimentazione, rifiuterà i buoni pasto (sono interessati circa 24 mila negozi). Quanto durerà? “Quanto necessario – replica di Edi Sommariva, direttore generale di Fipe-Confcommercio -, fino a che il Governo non ci dirà come intende intervenire“. I MOTIVI DELLA PROTESTA – Le parti in causa sono gli esercenti, le aziende emittenti dei ticket e i datori di lavoro. Questi ultimi, secondo la Fipe, pretendono uno sconto sull`acquisto dei buoni pasto che ricade sugli esercenti. Sommariva fa un esempio: “Di recente le Ferrovie dello Stato si sono aggiudicate un lotto pesante con il 19% di sconto. Hanno comprato buoni da cinque euro pagandoli quattro. Così l`azienda ha intascato un euro che non ha reso al lavoratore; e l`esercente ci rimette perché incassa dalle società emittenti un valore inferiore a quello nominale del buono“. Le Ferrovie fanno sapere: “E` un problema tra esercenti e società emettitrici, non nostro“. Baristi e ristoratori in effetti si lamentano anche dei ritardi nei rimborsi. Ma l`Anseb, l`associazione che riunisce le società che emettono i coupon, non ci sta. “Non esiste nessun cartello – si legge in una nota -. Purtroppo le procedure di acquisto online dei ticket, al massimo ribasso, sono all`origine di questo disagio. È urgente un intervento del legislatore per definire un quadro normativo che fissi garanzie di affidabilità“. I CONSUMATORI – Telefono Blu ha stimato in 2,5 milioni le persone che ogni giorno fanno pausa pranzo con i buoni, il fatturato annuo raggiunge 2,5 miliardi di euro. Confintesa ha proposto di dare ai lavoratori il contante direttamente in busta paga. “Si tratta di una protesta assurda che danneggia milioni di consumatori“, ha tuonato il presidente Codacons Carlo Rienzi, che ha presentato un esposto al procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello. L`Adoc ha calcolato che pagare in contanti anziché con i ticket può costare alle famiglie italiane fino a 1.200 euro l`anno. Molti tuttavia sembrano aver compreso le ragioni dello sciopero: a Bologna 1.396 clienti hanno firmato un appello per una risoluzione legislativa. Confcommercio ha scritto ai ministri Scajola e Siniscalco per chiedere una delega al governo con cui vietare le gare al massimo ribasso. È intervenuto il viceministro delle Attività produttive Adolfo Urso: “Lo sciopero è legittimo, ma bisogna evitare che a rimetterci siano gli anelli deboli della catena: i consumatori-lavoratori e gli esercenti“.

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