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8 Agosto 2012

Schwazer, in arrivo la mannaia giudiziaria

Schwazer, in arrivo la mannaia giudiziaria

LONDRA – Lui piange, distrutto, e si augura di «tornare alla tranquillità». Il padre si tormenta con i sensi di colpa, accusandosi di non essergli stato abbastanza vicino. Ancora condanne che gli piovono addosso, ma anche la difesa di qualche collega che chiede di non metterlo alla gogna. Il day after di Alex Schwazer è segnato da emozioni contrastanti, mentre il campione olimpico della 50 chilometri di marcia escluso per doping dai Giochi di Londra si appresta ad apparire oggi in quella che si preannuncia come la più difficile conferenza stampa della sua vita, a Bolzano. Sarà il tribunale nazionale antidoping del Coni a giudicare sul piano sportivo Schwazer per la positività all’ epo riscontrata nel controllo antidoping del 30 luglio: la sanzione prevista va da due a quattro anni e mezzo. Ma si tratterà di una sentenza in un certo senso inutile, come le controanalisi di ieri, dopo la confessione immediata dell’ atleta altoatesino e il conseguente annuncio di volere chiudere la sua carriera agonistica. Il campione olimpico di Pechino rischia però di finire nel mirino anche della magistratura ordinaria, perché il doping è reato previsto dalla legge 376 del 2000. In particolare, il suo nome potrebbe essere inserito in un filone dell’ inchiesta in corso da tempo presso la procura di Padova su atleti che frequentavano il laboratorio del dottor Michele Ferrari, considerato un “guru” delle prestazioni sportive al limite. Ma del caso potrebbe occuparsi anche la procura di Bolzano per competenza territoriale se dovesse essere provato che il reato è stato commesso in Germania, dove Schwarzer si stava allenando e dove è avvenuto il test risultato positivo all’ epo. Ad aprire un’ inchiesta, infine, potrebbe essere anche la magistratura militare poiché il podista appartiene all’ Arma dei Carabinieri. «Ho vinto a Pechino senza doping – ha detto in lacrime Schwazer in un’ intervista al Tg1 – perché ero sereno e i miei valori ematici erano perfetti. Ora voglio solo ritrovare la tranquillità, ma all’ atletica non torno. Chi viene coinvolto con il doping non deve». Su Schwazer continuano a piovere le condanne. Da quella di Mario Pescante, membro del Comitato olimpico internazionale ed ex presidente del Coni, che parla di «gesto infame», a quello del Codacons, che preannuncia un’ azione legale affermando che «un’ atleta che commette un simile grave errore, e chi ha la responsabilità di vigilare perchè tali episodi non si verifichino, debbano essere chiamati a rispondere dei danni arrecati all’ Italia e alla collettività». «Ho pianto, è un lutto per lo sport italiano: ma perchè lo ha fatto? », si chiede Josefa Idem, 48 anni, la più longeva donna azzurra ai Giochi. Ma Diego Occhiuzzi, argento nella sciabola individuale e bronzo in quella a squadre alle Olimpiadi di Londra, chiede a tutti di non calcare la mano: «Evitiamo di metterlo alla gogna mediatica, lasciamolo stare». Mentre Abdon Pamich, oro nella 50 km a Tokio nel 1964, condanna Schwazer come atleta ma invita a «non buttargli la croce addosso». «Ha sbagliato ma non andava lasciato solo, dopo l’ oro di Pechino è cambiato, forse non ha retto le responsabilità e la paura della sconfitta», sottolinea Pamich, che è laureato in psicologia. Dure le reazioni sul piano internazionale. «Chi imbroglia non vince» è stato il telegrafico commento del direttore della comunicazione del Cio, Mark Adams. Mentre il quotidiano sportivo francese L’ Equipe afferma che «l’ Italia non aveva bisogno di questo».
 
 

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