23 Luglio 2012

Schianto mortale al rally lui e lei carbonizzati in auto

Schianto mortale al rally lui e lei carbonizzati in auto

 di SIMONE CANETTIERI LUCCA – Adesso, a rivederlo, è solo un video beffardo. Valerio Catelani, 37 anni, finestrino tirato giù e piede già sul gas, sorride alla telecamera prima di partire per un rally senza ritorno: «E’ solo – dice il pilota – la mia seconda gara con questa auto nuova, quindi vedremo…». Al suo fianco, Daniela Bertoneri, di quattro anni più giovane, la navigatrice di corsa ma anche della sua vita, inquadrata, saluta con la mano. Start. Tre chilometri e mezzo, poi la Peugeot 207 S200 sbanda in curva. Impazzita butta giù un muretto e si ficca in un fosso: subito le fiamme, alte quattro metri. E loro due lì, dentro all’ abitacolo, spacciati. Spento l’ inferno di lamiere, li troveranno carbonizzati. Abbracciati. Morti. Sono le quattro di mattina di domenica quando Lucca cade nell’ incubo. Appena gli organizzatori del 47° Rally Città di Lucca realizzano la tragedia sospendono la quarta prova speciale. Tra gli appassionati, arrivati in migliaia da tutta la regione, c’ è chi piange. Il campione italiano Paolo Andreucci, al comando della gara in quel momento, si ferma subito, accosta e spegne i fari. Lui pilota, lei navigatrice: una metafora sentimentale per Valerio e Daniela, dai sei anni una cosa sola. Lei, originaria di Massa, si era trasferita in Versilia dove gestiva insieme al fidanzato lo storico Caffè Sambo, il bar della famiglia Catelani, un simbolo nella passeggiata di Forte dei Marmi. Si erano conosciuti tra curve e tornanti della Toscana una decina di anni fa. Non correvano per professione, ma per passione. Anche se Valerio negli anni era diventato una piccola autorità nei campionati regionali. Uno da intervistare, appunto, alla partenza della gara. Piccole soddisfazioni da unire alle foto e ai trofei esibiti nel bar di Forte dei Marmi. Immagini sostituite ieri da fiori, corone e pensieri d’ affetto davanti all’ ingresso del locale chiuso per lutto. «Nessun figlio in programma, né matrimoni: si godevano la vita così», dicono ora gli amici di sempre. Poi ci si è messa una curva, in località Brancoli, dopo nemmeno quattro chilometri dalla partenza nel cuore della notte. Secondo la prima ricostruzione della Procura il muso della Peugeot si abbatte contro un parapetto in curva, mentre procede ad una velocità di 60 chilometri orari, l’ auto finisce in un avvallamento e prende subito fuoco. La coppia non può far niente, nemmeno provare a prendere gli estintori a bordo. Saranno gli accertamenti a stabilire se i due rallisti sono morti sul colpo o bruciati dalle fiamme alte anche quattro metri, impossibili da spegnere anche per i loro compagni di gara che si sono fermati per prestare soccorso. Ma l’ interrogativo è un altro: come è stato possibile che quell’ auto uscita di strada abbia preso fuoco così? Se lo chiede il campione del mondo Sandro Munari: «L’ uscita di strada ci può stare, la cosa inquietante sono le fiamme». Gli organizzatori del Rally di Lucca hanno provato a dare una spiegazione: «A innescare l’ incendio potrebbero essere stati i freni e gli altri apparati surriscaldati», ha ipotizzato Pierpaolo Brogi, presidente del comitato organizzatore. I soccorsi sono arrivati dopo quattro minuti dall’ impatto contro il muretto. Le partenze, hanno detto dallo staff della corsa, sono scaglionate ogni minuto e la prima auto in gara ad accorgersi dell’ accaduto è stata quella partita quarta dopo la Peugeot. Il pilota si è fermato perché ha visto le fiamme ed il fumo provenire dal lato dell’ asfalto, sotto il piano stradale. La Procura ha sequestrato ciò che rimane della macchina. Per il rally si conferma un 2012 nero: quattro già le vittime nelle gare italiane. E puntuale ieri sera è scattata la polemica sulla sicurezza, in pista e fuori, lanciata dal Codacons e rispedita al mittente dal presidente dell’ Aci Angelo Sticchi Damiani: «Continuiamo a fare il massimo per tutte le gare automobilistiche». RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 

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