4 luglio 2017

Schiaffi e ginocchiate agli alunni Choca scuola, maestra arrestata

 

Bruno Ruggiero ROMA TUTTO È PARTITO tre mesi fa, dallo «sfogo» di un collaboratore scolastico che aveva assistito ad un gesto di violenza di quella maestra elementare di 54 anni nei confronti di un bambino di 6: tenendolo per un braccio, lo avrebbe colpito con una ginocchiata alla schiena ed un forte schiaffo in faccia. Da allora gli investigatori del commissariato Appio, alle prese con una delle zone più popolose della Capitale, hanno seguito la pista e presentato alla magistratura «un profilo dell’ insegnante e un quadro indiziario ben delineato», che ha fatto scattare per la maestra gli arresti domiciliari con l’ accusa di maltrattamenti. Persino ai danni di piccoli alunni con disagio psicofisico. Ma il gip, quando ha firmato l’ ordinanza di custodia cautelare, si è basato su una ricostruzione dei fatti che risaliva a ben prima dell’ episodio denunciato dal testimone. PARE che i maltrattamenti andassero avanti da anni, tanto che ad aggravare in maniera decisiva la posizione della donna sarebbero stati anche i racconti di alcuni ex alunni ormai maggiorenni. Che si sono aggiunti a genitori, parenti e bambini (questi ascoltati in modalità protetta), fino ad arrivare a una ventina di voci accusatorie. E alla formalizzazione di tre denunce penali contro la stessa maestra. Dalle indagini della polizia è emerso fra l’ altro che, nell’ arco di tempo coperto dalle segnalazioni raccolte solo ora, l’ insegnante era stata più volte spostata di classe. Senza che, però, venissero presi altri provvedimenti dalla direzione scolastica. E proprio questo sarebbe il fronte ancora aperto dell’ inchiesta. Secondo diverse testimonianze, la maestra avrebbe avuto l’ abitudine di far rimanere i bambini con il capo chino sul banco, perché lei potesse mangiare in tranquillità durante la pausa del tempo pieno; inoltre, soprattutto negli ultimi anni, le violenze fisiche sarebbero aumentate e, almeno in un caso, è stato segnalato che l’ insegnante avrebbe costretto una bambina, con difficoltà psicofisiche riconosciute, a infilare la testa nel cestino della spazzatura. Per punizione. «CHIEDIAMO con forza, come facciamo da decenni, che alla luce di questo ennesimo caso venga fatta una proposta di legge sulla cosiddetta mobilità intercompartimentale: ovvero prevedere, per l’ insegnante che non è più in grado di svolgere il suo lavoro, lo spostamento in altri ministeri», protesta Fabrizio Reberschegg, dirigente sindacale della Gilda, in polemica con la posizione di Cgil-Cisl-Uil. «Ma potrebbe esistere anche la mobilità compartimentale – aggiunge -, lo spostamento dell’ insegnante al provveditorato o al ministero dell’ Istruzione». Invece il Codacons chiede «che fine abbia fatto il ddl sull’ installazione di telecamere a circuito chiuso negli asili e nelle strutture socio-assistenziali per anziani, approvato lo scorso ottobre alla Camera, di cui al momento non si sa più nulla, se non che giace al Senato».