28 Febbraio 2014

Schettino torna a bordo, show contro i giornalisti

Schettino torna a bordo, show contro i giornalisti

Francesco Schettino è tornato a bordo della Concordia due anni dopo il naufragio del 13 gennaio 2012, costato la vita a 32 persone. Un sopralluogo a cui è seguita una lite verbale con alcuni dei tanti giornalisti che si affollavano sul molo di imbarco per salire sulla Concordia.Tante le domande, poi è stato toccato l’ argomento dell’ ordine di abbandono, cioè se l’ avesse dato troppo tardi, o no, dopo l’ urto contro gli scogli. Alle sue risposte, giudicate dai cronisti vaghe, o troppo tecniche, qualcuno ha rilanciato chiedendo – proprio nella confusione della ressa – perché avesse abbandonato la nave. A quel punto Schettino è sbottato con stizza: «C’ è chi continua a parlare di ordine di abbandono nave e non ci capisce un c…».«Voi giornalisti – ha aggiunto – dovete documentarvi meglio», ha detto tentando, tra le varie cose, di spiegare che un ordine del genere, se dato in modo non corretto, può creare panico tra migliaia di persone. È uno dei punti della sua difesa, come si apprende dallo svolgimento del processo. Ma ormai la mala parola era scappata e ha aiutato a fare un po’ di audience, certo non gradita al comandante della Concordia. D’ altra parte è stato lui a far annunciare dal suo legale che al termine dell’ ispezione sul relitto avrebbe parlato con i giornalisti. Dove ha potuto dire che i media stanno «dimostrando accanimento contro di me», che «lui ci mette la faccia nel processo», dove spiegherà tutto con attenzione «mentre altri hanno patteggiato ammettendo le loro colpe».Ha anche provato a dire che in base alla sua manovra al Giglio sono state adeguate alcune normative. Missione impossibile. Lui è il comandante della manovra più spericolata, e conclusa male, della marineria contemporanea e proprio per questo già dal mattino un «pacchetto di mischia» di cronisti l’ aveva placcato mentre si recava all’ albergo base delle operazioni sulla Concordia per partecipare a un briefing sulla sicurezza. Arrivando, Schettino ha avuto un gesto di nervosismo davanti alla barriera di telecamere e microfoni: scendendo dall’ auto ha tirato una botta sul cofano e ci sono stati anche degli spintoni per entrare nell’ hotel. D’ altronde tutto il clou della giornata era vedere lui sopra la nave. Perciò i media l’ hanno marcato passo passo.A bordo della Concordia c’ è stato tre ore e mezzo, ha visitato la sala del generatore d’ emergenza e gli ascensori. In una pausa l’ hanno ripreso dall’ isola mentre venivano scattate foto insieme al suo avvocato, qualcuna anche allo scoglio dove sbarcò la sera del naufragio. E anche durante il tragitto in pilotina, per tornare al porto, Schettino e il suo legale hanno fatto foto. Immagini esterne alla nave che «ci servono per documentazione», ha detto il difensore, l’ avvocato Domenico Pepe.Nel pomeriggio poi Schettino ha preso l’ ultimo traghetto per Porto Santo Stefano e ha fatto la traversata in una cabina dell’ equipaggio vicina al ponte di comando. Allo sbarco una piccola folla di curiosi lo aspettava per vederlo da vicino. Archiviato il ritorno di Schettino al Giglio e sulla nave, rimane il processo, motivo reale che l’ ha riportato sull’ isola.La perizia aggiuntiva chiesta dal Tribunale potrà completarsi con la relazione che i periti consegneranno nelle prossime settimane. Ora ci sono anche i dati sul generatore di riserva che non funzionò (prelevati il contatore, il computer e gli interruttori del quadro elettrico) e gli ascensori. Soddisfatto il presidente del collegio, Giovanni Puliatti: «È andato tutto naturalmente bene», ha detto. Assente invece il Codacons, che questa volta non è salito a bordo pur avendo stimolato nelle udienze questa perizia: una protesta «per l’ andamento del processo e l’ efficacia delle operazioni peritali» e perché il materiale probatorio è stato violato nella sua integrità dai consulenti di Costa Crociere, indagati dalla Procura di Grosseto.

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