12 Dicembre 2014

Schettino torchiato, ma non deflette

Schettino torchiato, ma non deflette

di Alfredo Faetti GROSSEDTO Alla fine sembra stanco, quasi confuso. Del resto, chi non lo sarebbe dopo dieci ore filate d’ interrogatorio? Ma mai abbattuto: risponde colpo su colpo alla marea di domande che lo sommergono, non cede di un centimetro e anzi riesce a convalidare tutto quello che aveva detto nella due giorni in mano ai pm. «Se pensavo di essere l’ unico responsabile oggi non sarei qui» ha detto in buona sostanza Francesco Schettino. Ieri è stata la volta delle parti civili, di tutte quelle realtà che in qualche modo si sono ritrovate coinvolte nel naufragio della Costa Concordia, dagli eredi delle vittime fino all’ Inps. Tant’ è che anche i legali rappresentanti di queste ammettono alla fine della terza udienza fiume: «è tosto». È un osso duro l’ uomo di Meta di Sorrento. Non ci sta a passare come lo dipinge la Procura, ossia come l’ unico responsabile del disastro. Allora attacca, risponde, non molla. «Si è difeso bene – dice l’ avvocato Alessandro D’ Amato – Continua con la sua linea difensiva, riuscendo anche a rafforzarla in alcuni punti». Un concetto che riprende anche Cesare Bulgaroni di Giustizia per la Concordia. È lui che lo definisce «tosto». «È il vero comandante della Concordia, gli altri contavano zero» dice. Si riferisce alle responsabilità diffuse con gli altri ufficiali, elencate dall’ ex comandante durante i suoi interrogatori. «Sta dimostrando che la gente che aveva accanto non era qualificata e che non gli è stata di nessun aiuto» continua Bulgaroni. Lo valutano come un combattente le parti civili, che già la settimana scorsa, durante le domande dell’ accusa, avevano ammesso che Schettino stava difendendosi con grinta. In Procura a Grosseto però il giudizio è ben diverso, anche se nessuno lo dice apertamente. A domanda specifica, su quale sia la sua impressione sull’ imputato, il procuratore capo Francesco Verusio chiosa con una bocca storta e un «no commenti», che rimanda le proprie valutazioni a data da destinarsi. Forse mai. «Sa rispondere alle domande, su questo non c’ è dubbio» dice Michela Suriano, legale di un gruppo di naufraghi bolognesi, che è l’ unica ad uscire dal coro delle valutazioni su Schettino. Lei infatti dice che sì, risponde con tenacia, ma che nei contenuti è molto carente. Anzi. «Alla fine a bordo sono più le cose che non ha fatto di quelle che ha fatto». Suriano insomma non crede alla difesa dell’ ex comandante. Lui, imputato di tutto, sta sulle sue. Parla poco con la gente durante le pause se non del più o del meno. Telefona ai suoi cari, racconta dei calamari che si pescano in Campania, discute fitto fitto con gli avvocati. E non solo i suoi. Schettino sarà l’ ultimo a uscire dall’ aula dopo le dieci ore no stop d’ udienza. «Ho sonno» sono le uniche parole che sussurra, segno evidente che giornate come questa mettono alla prova chiunque, anche chi si difende dallo spettro di vent’ anni di galera. Durante la sua deposizione però sono molti i «non ricordo», ben più della due giorni con il pm Leopizzi. «Sono “non ricordi” fisiologici» dice Giuliano Leuzzi, avvocato Codacons, come a dire che quella notte gennaio di cose ne sono successe molte. «Direi che neanche uno puzza». Nessun finto metodo per nascondere la verità, insomma. «Continua a guadagnare punti» dice il legale quando gli si chiede quale sia la sua impressione. «Non è mai calato durante la sua deposizione». Stanco sì, ma mai abbattuto.

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