Schettino sfida i parenti delle vittime
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fonte:
- Libero
(…) leggere i dati della scatola nera. E allora addio verità sullo schianto della nave Concordia contro la scogliera del Giglio. Lo Schettino-pensiero va perfino oltre: «La mia capacità di interpretare precisamente il contenuto della scatola», aggiunge il marinaio di Meta di Sorrento, «è un modo per omaggiare le vittime». Se non fosse che davvero ci sono stati i morti (32) e i feriti, l’ an nuncio della suapresenza al maxi-processo che si apre domani a Grosseto, sembrerebbe il promo di uno spettacolo. Sarà che sono stati piazzati tre enormi schermi sopra il palco del Teatro Moderno trasformato in aula di giustizia, sarà che i posti a sedere sono mille più tre estendibili a milletrecento, sarà che all’ ingresso sventolano i cartelli con le istruzioni per l’ uso tradotte in cinque lingue: sta di fatto che Francesco Schettino non mancherà all’ ap puntamento giudiziario e per i giorni d’ udienza si vedrà sospeso l’ obbligo di dimora: «Ci metto la faccia», sottolinea con orgoglio l’ uomo che il 13 gennaio ha portato la Concordia al naufragio. La stessa faccia, ci ricordiamo, che il mondo ha visto ripreso da una telecamera l’ indomani dell’ im patto contro Le Scole: quando il capitano giurava che quegli scogli non erano «affatto» segnati sulle carte nautiche. E chissà se il comandante parlò nella consapevolezza di essere clamorosamente smentito, in meno di un giro di boa. Per ora nell’ agenda del giudice di Grosseto sono fissati i primi tre giorni della settimana per celebrare l’ incidente probatorio sulle cause dello schianto di quel venerdì alle 21 e 42 minuti, e che diventerà prova al processo. Ma è probabile che ladottoressa Valeria Montesarchio e il suo cancelliere Sandra Zanelli proseguano a oltranza. Del resto sono almeno 50 le domande poste dal gip sulla verità contenuta nella scatola nera e a cui i periti dovranno rispondere. Con precisione, ci si aspetta.Questo perché,comeha sempre sostenuto il procuratore di Grosseto Francesco Verusio: «La scatola è stata recuperata perfettamente integra. E contiene tutti i dati necessari a ricostruire quanto accaduto quella sera». Francesco Schettino ci sarà, insieme con gli altri nove indagati dell’ equipaggio. Ma a differenza dei colleghi, lui ritiene la sua presenza e «professionalità un omaggio alle vittime». Insorge il Codacons, che grida alla «speculazione sui morti innocenti» e chiede al gip di nonammettere il capitano in aula: «Non solo egli è molto ben difeso dai suoi avvocati, ma deve essere evitata altra strumentalizzazione di una tragedia diventata ormai fonte di guadagno, sulla pelle delle vittime, per questo imputato». E non serve che la compagnia Costa, «abbia licenziato Schettino», aggiunge l’ associazione che difende i consumatori, «guarda caso a pochi giorni dall’ udienza, per scusare le falle della nave e della organizzazione dell’ armatore citato in giudizio insieme con la Carnival davanti al Tribunale di Miami, perunrisarcimento dioltre 70 milioni di dollari». Si annuncia un polverone di proteste. Detonanti quanto i numeri: quattromila le parti offese e cinquecento le persone che possono chiedere di essere accreditate a entrare in aula. Faccia a faccia con Schettino. Centoventicinque i difensori delle parti. Sul palco del Teatro già transennato sono pronti due tavoloni: al centro sederanno i magistrati giudicanti, il collegio dei periti, il gip Valeria Montesarchio e il cancelliere. A destra, su una fila di scrivanie, i dieci indagati (compreso Schettino) con i loro quattordici difensori. E poi l’ in terprete, tredici consulenti, dieci collaboratori. Quindi, a un altro tavolo, a destra dei giudici prenderà posto la magistratura inquirente col procuratore e i sostituti Alessandro Leopizzi, Maria Navarro e Stefano Pizza. Sei le postazioni per la proiezione delle immagini e la trasmissione delle telefonate intercorse la sera del naufragiofra l’ equipaggio, la Costa, la Capitaneria e le forze dell’ ordine. Si celebra a porte chiuse. E in un clima di alta tensione saranno ripercorse le fasi della tragedia: dallo scellerato inchino fino all’ im patto e al naufragio. Le carte nautiche erano corrette? Schettino governò la nave portandola alla deriva verso il porto o non sarebbe stata possibile questa manovra come sostiene l’ accusa? Come gestì l’ allarme e l’ emergenza insieme con gli altri ufficiali? Ancora: come agì l’ unità di crisi di Costa Crociere? La Procura, in nove mesi, ha raccolto una mole di testimonianze e prove. Si celebra fra il clamore delle testate giornalistiche di tutto il mondo che aspettano fuoridal Teatro. Eil silenzio assordante dei morti. Mentre nelle acque del Giglio galleggia incerto il gigante del mare spiaggiato e ferito. ¦¦¦ La Costa Concordia aveva già tre avarie a bordo prima di partire per lo sciagurato inchino all’ isola del Giglio, ma né il capitano Francesco Schettino, né la compagnia le avevano segnalate alle autorità di navigazione prima della partenza dal porto di Civitavecchia quel tragico 13 gennaio2012. Eranofuoriuso lacapsula del sistema di registrazione VDR, il pannello di controllo delle pinne stabilizzatrici sul ponte di comando della nave e due dei quattro radar di navigazione. Non solo: il naufragio è dovuto certo al rischio che Schettino si era preso con l’ inchino troppo in prossimità dell’ isola del Giglio. Ma è stato fondamentale un errore del timoniere della nave, l’ indonesiano Jacob Rusli Bin, che ha capito male un ordine dato correttamente da Schettino in lingua inglese effettuando una manovra che così ha portato alla collisione diretta con lo scoglio. Sono solo alcune delle clamorose ricostruzioni contenute in un lungo rapporto finale sul naufragio della Costa Concordia trasmesso alla procura di Grosseto l’ 8 ottobre scorso dalla Capitaneria di Porto di Livorno, a firma del contrammiraglio Ilarione Dell’ Anna. Oltre cento pagine di lunga inchiesta che unisce carte e testimonianze processuali con l’ esame attento della documentazione audio, video e cartacea trovata a bordo e con i rapporti della stessa capitaneria da cui quella notte partì l’ indignato ordine a Schettino: «Torni a bordo, cazzo!». Il rapporto non è tenero con il comandante, che avrebbe compiuto numerosi errori sostanzialmente rimanendo paralizzato e incapace di prendere decisioni nel momento del naufragio. Ma è anche un atto di accusa clamoroso alla stessa compagnia di navigazione – la Costa Crociere – di cui individuano rilevanti responsabilità sia nella gestione e preparazione di quella nave, sia omissioni nei minuti chiave della tragedia che hanno contribuito in modo decisivo al ritardo cui le autorità di navigazione sono state costrette pria di potere organizzare la macchina dei soccorsi. Sono davvero tante le accuse all’ equipaggio e alla compagnia. Prima di tutto, la tolda di comando della nave non era adeguatamente preparata alla sua funzione, e la sua incapacità è stata chiara nell’ emergenza. Secondo fattore: anche l’ equipaggio non era adeguatamente preparato a quel che sarebbe avvenuto, perché addestrato in modo non conforme alle prescrizioni. La compagnia ne era a conoscenza, perché lo aveva segnalato proprio Schettino. La Capitaneria di Livorno ha trovato un rapporto (un «Master Audit») scritto proprio da Schettino lo scorso 31 dicembre sulla inadeguatezza dell’ equipaggio: «Adesso siamo sicuramente in regola», scriveva Schettino,«con lagestionecartacea, ma ho seri dubbi sul reale livello di competenza e di metabolizzazione di tutte le informazioni date e la relativa confusione dei concetti acronimi etc..». Non solo, nello stesso rapporto scritto pochi giorni prima del naufragio, Schettino segnalava alla compagnia anche il deficit funzionale del sistema Mistral utilizzato a gestire il Ruolo Emergenza: «ha difficoltà in merito alla chiusura di movimentazioni equipaggio (…) Spesso il Mistral per varie ragioni si blocca, sia a causa d’ operatività del personale del crew office, sia per probabili limitazioni del sistema…». Secondo il rapporto non risultano misure adottate dalla compagnia. A bordo dellaCosta non era nemmeno stata istituita una squadra di pronto intervento, che invece era obbligatoria. La compagnia aveva scelto come lingua ufficiale per le istruzioni a bordo l’ italiano. Ma gran parte dell’ equipaggio non comprendeva una sola parola di italiano. Per questo alcuni ordini erano dati in inglese, ma anche qui c’ è il dubbio sullaconoscenzaprofonda della lingua da parte di membri chiave dell’ equipaggio che riATTI DI ACCUSA Francesco Schettino al timone di un motoscafo pizzicato ad agosto al largo di Sorrento. La fotografia, che ha fatto il giro del mondo, è stata pubblicata dal tabloid britannico «Sun» cevevano così ordini e istruzioni. Il dubbio è venuto anche a proposito del timoniere indonesiano, che equivoca almeno quattro ordini datigli in inglese da Schettino nei cinque minuti precedenti alla collisione davanti al Giglio. L’ ultimo errore è stato fatale. Attenzione ai secondi, perché la collisione è avvenuta alle 21.45 e 07 secondi di quella sera. Ecco il rapporto della capitaneria su quel che è accaduto nei due minuti precedenti: «Il comandante Schettino probabilmente si rende conto di essere troppo vicino alla costa,i suoi ordini non sono più per prore, ma per angoli di barra; progressivamente arriva a dare ordine al timoniere di dare tutta la barra a dritta e successivamente: 21.44.36: “Mid Ship” (barra al centro)». Il timoniere conferma ed esegue. 21.44.43: «Port ten» (dieci gradi a sinistra). 21.44.45: «Port twenty» (venti gradi a sinistra). Il timoniere conferma gli ultimi due ordini ricevuti, ma li attua in modo errato. Arriva fino a cinque gradi a sinistra e invece di proseguire per portare il timone a sinistra di 20 gradi, come chiesto dal Comandante, lo porta 20 gradi a dritta. L’ errore viene capito e corretto 8 secondi dopo, ma ormai è troppo tardi. E la nave prende lo scoglio. Parole dureanche sull’ unità di crisi della Costa Crociere: il rapporto prova che fossero a conoscenza dello stato reale della nave, destinata ad affondare, ma che fino a quando non sono stati messi alle strette, non l’ hanno comunicato alla capitaneria di porto facendo perdere minuti preziosi. Hanno anche pasticciato dando indicazioni errate a chi era a bordo. E alla fine non erano in grado nemmeno di dire quale fosse il compito che era loro affidato in momenti così. L’ ultima delle falle in una vicenda che ha impressionato tutto il mondo.
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