9 Gennaio 2013

«Schettino guidava la nave come fosse un canotto»

«Schettino guidava la nave come fosse un canotto»

 

 

GROSSETO – «Una confusione incredibile. Di quella notte mi ricordo questo» dice il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio che fu tra i primi, il 13 gennaio dello scorso anno, ad andare al Giglio. «Mi resi conto subito che era peggio di come mi avevano detto al telefono», spiega. Fu per questo motivo che lei mobilitò tutto il suo ufficio e iniziarono subito gli interrogatori? «Il pm di turno era Stefano Pizza. Tutti i magistrati si misero a sentire i testimoni e cominciammo a fare i primi accertamenti, coordinando carabinieri, finanza, vigili urbani». Si arrivò subito a Schettino. «Il suo ruolo emerse subito. Era evidente che il responsabile era stato lui: lo avremmo potuto processare per direttissima. Risultò subito che in plancia c’ era lui: quello guidava la Concordia, una nave da oltre 300 metri e con oltre 4 mila persone, come fosse un canotto». Fu fermato dopo neppure 24 ore dalla tragedia. «Sì, nella caserma dei carabinieri a Orbetello. Non lo interrogammo, ma gli dissi che lo avremmo portato in carcere. Mi trovai di fronte una persona molto confusa che non si era resa conto di quello che stava accadendo. Mi chiese se prima di essere portato in carcere poteva passare dall’ albergo per cenare…». L’ inchiesta, che è conclusa, è salita a dodici indagati… «La nostra Procura è composta da sette pm: Maria Navarro, Alessandro Leopizzi e Stefano Pizzq per oltre un anno si sono occupati della Concordia. Sono pm professionalmente straordinariamente capaci, bravissimi e scrupolosi, che hanno lavorato con una normativa molto difficile, in un’ inchiesta complicata. E credo che il nostro lavoro resisterà al vaglio dibattimentale». La notte della Concordia è sui libri. Lei ha mai avuto la percezione che stavate facendo la storia? «Ci rendiamo conto, ma solo ora che stiamo scrivendo le richieste di rinvio a giudizio, che probabilmente la nosta indagine entrerà a far parte della storia della marina. Al momento, e fino a poche settimane fa, stiamo stati molto presi da un’ inchiesta difficile. Per farle capire: è come se la Procura avesse lavorato su un paese che si inabissa improvvisamente, dove vivevano diverse etnie. Per noi gestire questa inchiesta è stato come muovere un esercito». Si dice che col giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio il rapporto non sia stato sempre rose e fiori… «E chi lo dice? Tanto per essere chiari: durante il conferimento delle consulenze per la lettura della scatola nera della Costa Concordia il gip accolse quasi integralmente i quesiti che venivano posti dalla Procura». Ma ci furono screzi con alcuni con alcuni avvocati… «Guardi, con Bruno Leporatti (il difensore storico di Schettino, che poi ha lasciato, ndr ) i rapporti sono sempre stati cordiali e professionali. Soltanto l’ avvocato del Codacons disse che il processo non si sarebbe mai fatto. Io non gli risposi ma pensai: ”Staremo a vedere”». La risposta sta nei fatti: nei prossimi mesi il processo inizierà. «Esatto, il processo inizierà. Abbiamo fatto un lavoro immane, staremo a vedere». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dichiarò pubblicamente, mesi fa, che stavate facendo un ottimo lavoro. «Il presidente fu estramamente comprensivo nei nostri confronti. Quello era un momento molto difficile per il nostro ufficio. Quel suo pensiero, detto pubblicamente, dette una spinta propulsiva al nostro lavoro». Le ultime carte dell’ inchiesta fanno capire che l’ indagine va avanti. «Io dell’ inchiesta non parlo». Simone Innocenti RIPRODUZIONE RISERVATA.

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