26 Febbraio 2014

Schettino al Giglio e domani sulla nave ma c’ è un’ inchiesta che getta ombre su Costa

Schettino al Giglio e domani sulla nave ma c’ è un’ inchiesta che getta ombre su Costa

Nel giorno in cui il comandante Francesco Schettino è tornato per la prima volta al Giglio, aspettando di poter salire – domani – con periti e legali a bordo della Concorda per visionare lo stato del generatore, si allunga una nuova ombra su tutta la vicenda. Il sospetto di visite non autorizzate sul relitto, qualcuno salito prima del tribunale. E’ l’ inchiesta aperta dalla procura di Grosseto su chi ha violato i sigilli sulla nave sotto sequestro davanti alla scogliera dell’ isola toscana e perchè lo ha fatto. Su chi è salito a bordo e cosa ha manomesso. In passato dalla grande nave era scomparsa la campanella (mai ritrovata), poi erano stati sorpresi dei sommozzatori che avevano trafugato dei souvenir, ora la questione sembra essere più grave. I reati contestati vanno dalla frode processuale alla violazione dei sigilli. I due nomi per ora iscritti fra gli indagati non sono comparse, ma dirigenti di primo piano della compagnia di crociera. Franco Porcellacchia è stato il coordinatore del parbukling cioè della colossale operazione ingegneristica che ha portato al raddrizzamento del relitto ed è stato anche il custode giudiziale, cioè colui che doveva sorvegliare chi saliva a bordo e perché. L’ altro è un ex comandante della Costa, ora consulente di parte, Camillo Casella. Sono stati alcuni periti del tribunale a far partire gli accertamenti. La nave è sotto sequestro e soltanto chi è autorizzato dal tribunale può accedere. Il sospetto è che chi è salito possa aver cambiato qualcosa rispetto a quel che c’ era rendendo così vani i nuovi controlli. Le indagini sono cominciate dopo il primo sopralluogo svolto il 23 gennaio scorso quando vennero esaminati gli apparati della plancia di comando nell’ ambito della perizia disposta durante il processo in corso al cinema teatro Moderno di Grosseto. L’ accusa per Porcellacchia e Casella è di essere saliti a bordo il giorno prima del sopralluogo, cioè il 22 gennaio e di aver modificato “lo stato dei luoghi”. I «gravi indizi di colpevolezza» nei confronti di Porcellacchia e Casella, si legge nel provvedimento del giudice di Grosseto, si ricavano dalle dichiarazioni sia dei due periti del tribunale, gli ingegneri Alessandro Cantelli Forti e Amerigo Capria, davanti ai pm, sia dal racconto «in forma riservata dinanzi al collegio giudicante» del perito Enzo Della Mese. I tecnici hanno infatti spiegato che, in occasione di un sopralluogo recente all’ interno della Concordia, sono stati «avvicinati dal capitano Casella Emilio… e di aver da questi appreso che il medesimo, grazie alla conoscenza personale del custode Porchellacchia, aveva avuto modo di salire (arbitrariamente) a bordo della nave, al fine di visionare i locali generatori di emergenza, ed in particolare di testare gli interruttori del sistema elettrico». Di fronte «allo sbalordimento dell’ ingegner Cantelli Forti – scrive ancora il Gip – il Casella aveva replicato: ‘non pensera’ che la vostra sia l’ unica indagine in corso, lasciando quasi intendere che per lo stesso non vi fosse alcun particolare problema nel riferire di una circostanza di siffatta gravità». Soltanto in una seconda fase, accortosi della gravità della cosa, Casella avrebbe tentato di rettificare ridimensionando le cose dette. Il perito della Corte ha messo inoltre a verbale che, durante il sopralluogo del 23 gennaio scorso a bordo del relitto, Casella sostenne che «gli interruttori erano meccanicamente sani». «Alla domanda circa il motivo per cui potesse sostenerlo con certezza – dice ancora il giudice – il consulente risposte: ‘li abbiamo già testati tutti e funzionano correttamente dal punto di vista meccanico». Per la difesa questa inchiesta non ha nessuna ragione: «Finirà presto archiviata. Porcellacchia e Casella – spiega il legale di Costa Marco De Luca – erano saliti a bordo il giorno prima per assicurarsi che il tragitto che avrebbero fatto i periti e gli addetti del tribunale fosse in sicurezza. Ha presente in quali condizioni si trova il relitto?» “Anche il 23 gennaio c’ era qualcosa che non andava – ricorda il professor Bruno Neri, del Codacons – dovevamo controllare, oltre alla plancia, le porte degli ascensori, ma le trovammo aperte e all’ interno avevano fatto passare dei cavi”. In quella zona morirono alcuni passeggeri precipitati nella tromba dell’ ascensore perché le porte erano rimaste bloccate. Va detto che fra raddrizzamento, svuotamento dei serbatoi e altri lavori, il relitto è stato un cantiere in questi due anni ed è difficile pensare che i luoghi siano rimasti com’ erano. Ma un conto sono i luoghi, altro le attrezzature, gli apparati tecnici “provati” clandestinamente, stando alle accuse. Domani comunque, mentre a Porcellacchia e a Casella è stato consegnato un divieto di dimora al Giglio per scongiurare il ripetersi di episodi come quello oggetto di indagine, Francesco Schettino potrà tornare sulla Concordia. E’ la prima volta che succede dalla notte del naufragio costato 32 vite. Già ieri sera ha raggiunto a bordo di un traghetto l’ isola del Giglio, ha cenato in un ristorante sul porto assieme al suo avvocato e ha pernottato in un appartamento a Castello. Domani mattina l’ ex comandante di Costa potrà partecipare al sopralluogo con i magistrati, i periti e i legali per verificare la situazione del generatore.

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