24 Settembre 2013

Schettino al contrattacco: tutta colpa del timoniere

Schettino al contrattacco: tutta colpa del timoniere

 

GROSSETO Per la prima volta parla il comandante. Francesco Schettino ha preso la parola due volte (avrebbe voluto farlo anche di più, ma è stato ammonito dal Tribunale a limitare gli interventi), con dichiarazioni spontanee quando il collegio ha chiesto ai periti dell’ incidente probatorio, appositamente convocati, di dare chiarimenti sull’ errore del timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin e sulla loro incidenza sull’ urto contro lo scoglio delle Scole. Ha parlato per difendere ancora una volta il suo operato e per ribadire che se i suoi ordini fossero stati correttamente eseguiti l’ urto non ci sarebbe stato. L’ ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, portavoce dei quattro esperti a suo tempo incaricati del gip, è stato categorico: «L’ impatto ci sarebbe comunque stato, a causa della velocità della nave, del meteo avverso e della vicinanza con la terra». Anche se Rusli Bin avesse eseguito correttamente le manovre ordinate, insomma, la Concordia non avrebbe potuto evitare nulla di nulla. Incalzato dalle parti civili (Codacons, soprattutto) l’ ammiraglio ha comunque ammesso che non è possibile dare una risposta esclusivamente scientifica e che in casi come questi serve un «occhio marino», levigato dall’ esperienza della navigazione. Schettino ha contrattaccato, richiamando l’ attenzione sull’ indonesiano: «Se non ci fosse stato l’ errore del timoniere di non posizionare i timoni a sinistra, ovvero l’ errore di scontrarsi, cioè di evitare la derapata, non ci sarebbe stato quello schiaffo. La nave si sarebbe fermata. Lo dico per la mia esperienza». E anche successivamente, quando gli è stato consentito di riprendere il microfono, ha rivendicato la perizia delle sue manovre. «Con l’ effetto del timone a sinistra volevo far ridurre la velocità angolare della poppa, favorendo l’ avanzo della nave rispetto alla rotazione» davanti agli scogli. «Ma il timoniere non eseguì correttamente l’ ordine, mise il timone al contrario e urtammo». I periti riconoscono che il timone fu effettivamente indirizzato verso sinistra (-5,13 gradi) ma nello stesso secondo svoltò a destra (+10,39 gradi): «I timoni non sono mai andati a sinistra realmente, nonostante l’ accenno», perché gli angoli di barra sono rimasti inferiori agli ordini, tra l’ altro molto concitati. I periti (con Cavo Dragone e Dalle Mese c’ erano anche il contrammiraglio Francesco Carpinteri e il professor Mario Maestro più i collaboratori – in tutto 11 specialisti) hanno poi risposto a un’ altra domanda del Tribunale: il generatore di emergenza funzionava o no? «Il malfunzionamento c’ è stato ed è stato conseguenza dell’ allagamento, non dell’ urto – ha risposto Maestro – ma questa avaria non ha avuto alcuna influenza. I timoni rimasero sempre a 35 gradi e la nave era comunque ingovernabile: non erano possibili manovre alternative». L’ azione sul timone fu nulla: la nave non li «sentiva», anche per lo “schermo” prodotto dalle eliche. Ma perché non ha funzionato il generatore di emergenza? ha chiesto l’ avvocato Alessandra Guarini riferendosi al surriscaldamento della ventola: «Non lo sappiamo. E qualunque sia stata la causa non ha avuto influenza sull’ evento» è stata la risposta. (p.s.)

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