13 Maggio 2017

Schettino a Rebibbia: «Fatemi entrare»

Schettino a Rebibbia: «Fatemi entrare»
la cassazione conferma:
sedici anni all’ ex comandante della costa concordia. che dopo il
verdetto si costituisce. per il codacons non è finita: non è giusto che
paghi soltanto lui, ci sono altri responsabili

Ha aspettato lucidamente la conferma dei sedici anni, che sapeva bene gli sarebbero stati inflitti definitivamente. E lo ha fatto davanti al carcere di Rebibbia. Pronto a consegnarsi. Senza nessuna speranza di scamparla. «Busso e dico che sono qui. Perché io credo nella giustizia. Clic», Francesco Schettino ha detto questo al suo avvocato che gli ha comunicato il verdetto un minuto dopo il pronunciamento. L’ ex capitano della nave Concordia è colpevole anche per la Suprema Corte. Dopo cinque ore di camera di consiglio i giudici della quarta sezione penale della hanno confermato la condanna di secondo grado: 16 anni, meno un mese perché sono state annullate per prescrizione alcune contravvenzioni. Così l’ ex capitano si è presentato alla guardiola della prigione e all’ agente col basco azzurro ha detto: «Sono Francesco Schettino. Sono qui per costituirmi spontaneamente, fatevi mandare l’ ordine di carcerazione». Naufragio e omicidio e lesioni plurime e abbandono della nave, le accuse. Idem era successo in primo grado l’ 11 febbraio 2015 e in Appello il 31 maggio dell’ anno dopo. Consegnarsi a Rebibbia, è stato il suo modo per riaffermare «con dignità e per l’ ultima volta durante una battaglia legale lunga 5 anni e mezzo, che lui crede nella giustizia», spiega il difensore Saverio Senese. Francesco Schettino era al comando della Concordia quel 13 gennaio 2012, quando la nave da crociera si andò a schiantare contro la scogliera del Giglio. Passando vicino, troppo vicino all’ isola (hanno stabilito gli atti), per il consueto inchino agli isolani. Poi, nella concitazione dei soccorsi, ci furono i noti avvenimenti: l’ iniziale sottovalutazione della gravità dell’ incidente, Schettino che abbandona la nave con i passeggeri ad affogare a bordo, quella telefonata riascoltata mille volte con la Capitaneria di porto, con l’ ammiraglio De Falco che gli urla invano «Torni a bordo, c…, io le faccio passare i guai». E infine il «no!» di Schettino, che fu tra i primi a lasciare la nave e a toccare terra. Epilogo: 32 morti, oltre 400 feriti, il relitto della nave rimasto per mesi di fronte al Giglio. Quindi eccoli, per Schettino, i guai promessi da De Falco: 16 anni di carcere, anche se una parte di partita potrebbe essere ancora da giocare. Il comandante che crede nella giustizia vuole andare fino in fondo e l’ avvocato Saverio Senese annuncia nuovi passi: «Ci sono state violazioni nel diritto di difesa, aspettiamo le motivazioni e valuteremo se ricorrere alla Corte Europea. Lui sa di essere responsabile, ma non colpevole. Gli italiani hanno sempre bisogno di crocifiggere qualcuno». Nella requisitoria il procuratore generale, Francesco Salzano, aveva chiesto la conferma della pena ma anche il rinvio in Appello per un possibile inasprimento della condanna considerata «troppo mite». In particolare, il procuratore, aveva chiesto l’ accoglimento del ricorso del pg di Firenze che si era battuto per l’ applicazione dell’ aggravante della previsione dell’ evento, dunque «della colpa cosciente sull’ accusa di omicidio plurimo». Durissima le requisitoria: un elenco di tutte le «inaudite negligenze» di un comandante che come prima cosa avrebbe dovuto pensare alla salvezza dei passeggeri e dell’ equipaggio e invece, ritardò le operazioni di soccorso e neppure «inviò l’ allarme della falla dopo l’ urto con gli scogli dell’ Isola per fare ammainare immediatamente le scialuppe che avrebbero potuto salvare tutti i passeggeri». Commenta l’ ex procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio che, con i magistrati Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza e Maria Navarro, ha guidato le indagini: «Questa sentenza dimostra che la procura di Grosseto ha lavorato bene». Attacca l’ avvocato Donato Laino, l’ altro difensore del capitano: «Schettino riconosce di essere il responsabile ma non colpevole perché sulla Concordia c’ era un team di comando, lui non era solo e la nave presentava molte deficienze». Con il verdetto della Cassazione, aggiunge l’ avvocato di parte civile Massimiliano Gabrielli (comitato “Giustizia per la Concordia”) «si chiude un capitolo importante di questa tragica vicenda. Peccato però sia soltanto Schettino ad andare in carcere». All’ attacco anche il Codacons: «Schettino paga per tutti anche per tutti coloro che hanno contribuito a provocare le 32 vittime. Giudici e mass media hanno individuato un solo responsabile chiudendo gli occhi su quel che c’ era dietro l’ incidente. Ossia: negligenze e omissioni sulla sicurezza a bordo, che hanno contribuito a provocare i tanti decessi». CRI. LO.

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