6 Luglio 2010

Scende la spesa delle famiglie, ed è la prima volta da dieci anni.

ROMA Scende la spesa delle famiglie, ed è la prima volta da dieci anni. Il calo riguarda quasi tutto, alimentari inclusi. Spendono meno pure i ceti medio-alti, sintomo dell’ impatto anche psicologico che sta avendo la crisi. Ma a patire di più le ventate della congiuntura sono gli anziani. Un nucleo formato da un solo componente con più di 64 anni "paga" con un gap di spesa sulla media nazionale per famiglia pari a 1.027 euro al mese. Circa il 40%. Un’ enormità. Ma è dura anche per una coppia con capofamiglia "over 64". La loro media di spesa, paragonata a quella di una coppia giovane, nel 2009 è risultata più bassa del 25%. Le cifre dell’ Istat fissano per l’ anno scorso a quota 2.442 euro mensili la spesa per famiglia italiana. La flessione sul 2008 è dell’ 1,7%. Ma, a rifletterci un attimo, questo scalino, pur vistoso, non dice ancora tutto sul calo reale. Perché intanto i prezzi sono saliti: più 0,8%. E dunque il divario di merci acquistate da un anno all’ altro risulta nella realtà ancor più pesante. D’ altro canto, a dichiarare di aver fatto rinunce, o sul fronte della qualità della spesa, o sulla quantità, o tutt’ e due, è più di una famiglia su tre: 35,6%. E il settore cardine è il più "basico" di tutti, quello su cui in passato, anche in periodi oscuri, gli italiani non hanno quasi mai mollato: il cibo. Il ribasso sul 2008 in questo comparto (meno 3%) è ben oltre, quasi doppio, rispetto alla media globale di spesa. L’ esborso per la merce che finisce in pentola o in tavola si è fermato a 461 euro al mese. E in ribasso sono un po’ tutte le voci del menu nazionale: il pane da 82 a 80 euro al mese; la carne da 105 a 107; verdura, frutta e patate da 18 a 16; latte, formaggi e uova da 41 a 40; le bevande da 43 a 41. Dati che impongono una seconda riflessione: sono le famiglie dai redditi più bassi quelle in cui la spesa alimentare – limabile, ma non compressibile più di tanto, visto che è comunque indispensabile e proporzionale a numero ed età dei componenti – occupa una fetta percentualmente più alta del bilancio. E quelle sono state le prime a sforzarsi al massimo per "ottimizzare" gli acquisti. Una voce importante misurata in ascesa, invece, è la spesa per comprare casa. Salgono i mutui, che riguardano oltre 2,9 milioni di famiglie, a un importo medio di 510 euro al mese. Con un aumento di 45 euro sul 2008, quando l’ uscita media era di 465. Ovviamente, non per tutti le cose vanno allo stesso modo. Tra un nucleo il cui capo-famiglia ha una posizione sociale redditizia, liberi professionisti o imprenditori (3.493 euro di spesa media mensile), e quelli guidati da un pensionato (2.104) o un operaio (2.406) lo scarto è netto. Così come evidentissimo è quello (endemico) tra Nord e Sud. Con la Lombardia (2.918 euro mese) che strappa al Veneto (2.857) il primato di regione con maggior disponibilità, e la Sicilia che ribadisce (a 1.721 euro medi) il suo ruolo di fanalino di coda. Per il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, il calo certificato Istat «è un gravissimo problema che va affrontato tornando a crescere». Allarme rosso sul fronte consumatori. Per Codacons, Federconsumatori, Adusbef il 2010 «andrà anche peggio». E ancora soprattutto sul fronte alimentare. Fortemente pessimisti anche i partiti di opposizione: per il Pd la manovra decisa dal governo «peggiora la situazione». E dall’ Idv di Di Pietro parte verso Palazzo Chigi l’ accusa di «tartassare le famiglie». RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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