6 Gennaio 2015

Scavi negati, il Codacons denuncia il ministro

Scavi negati, il Codacons denuncia il ministro

POMPEI. La «vergogna» Pompei, che ha lasciato fuori dagli Scavi più di seimila turisti a Natale e Capodanno, finisce in tribunale. Il Codacons ha denunciato il ministro Dario Franceschini alla Corte dei Conti. Il coordinamento delle associazioni per la difesa dei diritti degli utenti e dei consumatori ha presentato un esposto alla magistratura contabile contro il titolare del dicastero dei Beni e le Attività Culturali, accusandolo di «danno erariale per la chiusura non annunciata del sito archeologico pompeiano». Peri mancati incassi della soprintendenza di Pompei, Ercolano e Stabia, del 25 dicembre e del primo gennaio, secondo il presidente nazionale del Codacons, Carlo Rienzi, «dovrà rispondere il ministro in prima persona». Ad annunciare la presentazione della denuncia, presso la Corte dei Conti di Roma, è stato lo stesso Rienzi nel corso di una conferenza stampa nella sede regionale del Codacons di Salerno per rendere note le linee programmatiche che il coordinamento adotterà nel corso del 2015 a difesa dei diritti dei consumatori. Oltre a sottoporre la «questione Pompei» all’ attenzione della magistratura contabile, il presidente del Codacons ha evidenziato anche i gravi danni economici che la chiusura del sito archeologico ha comportato per il settore turistico. «Decine di bus con turisti sono stati costretti a rientrare – ha detto il presidente nazionale del Codacons, in apertura della conferenza stampa -non essendoci stato nessun preavviso di chiusura alle agenzie di viaggio, che sono state costrette a restituire somme già incassate per questi tour e relative visite». Gli operatori, infatti, oltre a perdere di credibilità professionale verso la clientela mondiale, devono fare i conti con ituristi infuriati che chiedono il rimborso dell’ intero viaggio e, in più, un risarcimento per i danni morali. Antonio Bifulco, titolare dell’ agenzia turistica «Tempio Travel» con filiale a Pompei e Sorrento, perle mancate visite agli scavi di Na talee Capodanno ha dovuto rimborsare il pacchetto «Pompei all-inclusive» a circa mille turisti ed in più risarcirli delle spese dell’ intero viaggio affrontato per arrivare nella città degli scavi e trovarsi di fronte ad un cancello chiuso. «Noi lavoriamo l’ anno prima per l’ anno dopo – spiega l’ imprenditore Antonio Bifulco – per cui il pacchetto è stato venduto mesi fa. La richiesta avanzata da mille persone, per la restituzione dei soldi della mancata vacanza e il risarcimento danni, per noi piccoli imprenditori che investiamo denaro di tasca nostra per esportare il brand Pompei nel mondo, equivale ad un disastro economico. La rabbia è che siamo noi a dover pagare per le colpe di altri». I tour operator, assistiti dai legali del Codacons, contestano al ministro la decisione di chiudere gli scavi di Pompei a Natale e Capodanno senza preavviso. «Da 30 anni – spiega Angela Del Rio, agente di viaggi -i siti archeologici della soprintendenza sono aperti in via straordinaria in quei giorni di festa in cui gli altri siti italiani, normalmente, sono chiusi. Dovevano esserlo anche quest’ anno, visto che alla Bit di Milano gli spot promozionali annunciavano le aperture straordinarie degli scavi di Pompei il 25 dicembre 2014 e il primo gennaio 2015. La Borsa Internazionale del Turismo, come è notorio, si svolge a febbraio e vede la partecipazione dei tour operator di tutto il mondo. Ed è in quel periodo che è molto richiesto il pacchetto Pompei. L’ annuncio della chiusura degli scavi, ameno di 24 ore, da Natale è davvero irrispettoso nei confronti di chi lavora onestamente e ci mette la faccia». Nel periodi di alta stagione turistica (da marzo a novembre, più le feste invernali) Pompei accoglie ogni giorno 15-20mila visitatori.

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