25 Luglio 2015

Scavi chiusi, turisti in fila la Procura indaga su assemblea selvaggia

Scavi chiusi, turisti in fila la Procura indaga su assemblea selvaggia

in fila sotto il sole per una riunione sindacale il ministro franceschini: “un danno incalcolabile”
Q UANDO il soprintendente Massimo Osanna ha saputo che i cancelli degli scavi di Pompei erano rimasti chiusi, non ha avuto un attimo di esitazione: «Apriamo noi». E così, come già accaduto giovedì mattina, si è messo a telefono e ha fatto chiamare i funzionari archeologi in servizio in soprintendenza e assieme a quei custodi che non avevano aderito all’ assemblea di Filp, Unsa e Cisl- Fp (sindacato che ha poi comunicato di aver ritirato l’ adesione) ha aperto i cancelli alle 10.15, con oltre un’ ora di ritardo. Quando hanno visto arrivare Osanna in maniche di camicia a scusarsi e ad aprire personalmente i cancelli, è scattato l’ applauso. «È un colpo basso, un ricatto» commenta Massimo Osanna. La procura di Torre Annunziata, guidata da Sandro Pennasilico, ha aperto un’ inchiesta sulla vicenda. Oggi il presidente del Codacons Carlo Rienzi presenterà un esposto, nel quale ipotizza i reati di interruzione di pubblico servizio e di violenza privata. Il Codacons attiverà sul caso anche la Corte dei conti per danno erariale. Un migliaio di turisti in fila sotto il sole, fuori i cancelli di Porta Marina, in piazza Esedra, all’ Anfiteatro. «Che succede?» chiedono smarriti i turisti, mentre guide e venditori di souvenir cercano di spiegare che c’ è un’ assemblea sindacale. Da Salerno i torpedoni con i crocieristi della Celebrity Equinox e della Costa Riviera hanno cambiato destinazione e si sono diretti verso la “più tranquilla” Ercolano. Una protesta prima annunciata e poi ritirata. Anzi, l’ assemblea doveva tenersi questa sera dalle 20 alle 22, in concomitanza con l’ apertura degli scavi per lo spettacolo di Roberto Bolle. Mercoledì Osanna aveva incontrato i sindacti, la protesta sembrava rientrata. Poi ieri mattina il caos. Lo scontro tra ministero e alcune sigle sindacali (la Cgil che ha 40 iscritti si è dissociata) è tutto sulle gestione del sito. Tra il “sindacato dei custodi” che non non vuole il personale Ales (la società in house del Mibact) in servizio per tenere aperte case ed edifici, e il ministero che, attraverso i fondi del Grande progetto Pompei, impiega giovani come assistenti alla visita, è guerra aperta ormai. Uno scontro finale, su diritti e doveri di dirigenti e dipendenti. E di prospettiva. Ma le proteste sono anche legate al mancato pagamento delle competenze di Natale, Capodanno e notturni. Un braccio di ferro che si ripropone in occasione di grandi eventi o aperture speciali. Gli addetti alla vigilanza a Pompei sono in totale 136, compresi i 14 addetti alla sala regia, mentre gli amministrativi sono 31, compresi funzionari, archeologi e tecnici. A Ercolano i custodi in servizio sono 36, 24 sia a Stabiae che a Oplontis, 19 a Boscoreale. «Non ci dispiace se questo evento sale agli onori della cronaca – dice il segretario nazionale Flp Bac Rinaldo Satolli – ma dietro la patina di efficienza, progetti e risultati, la situazione a Pompie è al limite della sopportazione». Sui protagonisti dell’ assemblea selvaggia è piovuto lo sdegno del ministro Dario Franceschini: «Un danno incalcolabile che rischia di vanificare quei risultati straordinari raggiunti nell’ ultimo anno che hanno rilanciato l’ immagine di Pompei nel mondo». Rincara la dose il presidente della Regione Vincenzo De Luca: «È una vergogna internazionale, una catastrofe che penalizza l’ intero comparto. Metteremo in campo tutte le iniziative per sanzionare i responsabili dell’ accaduto». Giuliano Volpe è il presidente del consiglio superiore dei beni culturali. «Queste proteste sono come l’ influenza – dice – sono cicliche, cadono le braccia. Il problema è ripensare il sistema della custodia, devono entrare i giovani, mentre siamo di fronte alla difesa corporativa degli interessi sindacali. È sconfortante questa protesta, di fronte a migliaia di giovani bravi che non riescono a lavorare nei beni culturali e agli sforzi che ci ha riconosciuto anche l’ Unesco». Volpe ricorda che quando entrò nel consiglio superiore «Pompei era data come la Caporetto dei beni culturali, oggi da disfatta è divenuta occasione di rinascita ». La Scabec, chiamata in causa dai sindacalisti, precisa: «Paghiamo il conto terzi per i custodi per le ore di straordinario stabilite dalla soprintendenza». Il che equivale per “Pompei, un’ emozione notturna” a 120 mila euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA IN CODA AI CANCELLI Turisti in fila ieri mattina fino alle 10.15 davanti agli ingressi degli scavi di Pompei a Porta Marina e in piazza Esedra. Cancelli chiusi per un’ assemblea imprevista.
antonio ferrara

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