3 Aprile 2009

Scattano i ricorsi in commissione tributaria

 Incubo bollette per chi deve pagare la Tia: il Codacons si muove per far cancellare la super Iva. Scattano i ricorsi in commissione tributaria
 

 Tempi duri per chi cerca lavoro. Ancora di più per coloro che tentano di farlo affidandosi a corsi professionali che poi si rivelano una bufala. Come successo a 28 persone, italiane e straniere, coinvolte da un’agenzia di formazione professionale di Città di Castello ora nel mirino di carabinieri e Federconsumatori. Dopo le prime quattro lezioni, tenute a novembre in un noto albergo di Perugia, il pagamento immediato di 120 euro e la sottoscrizione di un finanziamento per la somma restante (3.780 euro), del corso si sono perse le tracce. L’associazione parla di "truffa" e sul tavolo del comando provinciale dei carabinieri del capoluogo sono finite sei denunce querela. Gli aspiranti operatori sociali avevano accettato la proposta di seguire quindici lezioni più 100 ore di tirocinio. «Questi signori avevano promesso via sms che le lezioni sarebbero riprese dopo Natale – spiega Alessandro Petruzzi, presidente regionale di Federconsumatori – ma la società di formazione si è riattivata solo nei giorni scorsi, dopo le nostre iniziative legali e le denunce presentate ai carabinieri». Ai partecipanti è stato, infatti, inviato un telegramma con il quale è comunicata la ripresa delle lezioni. Ma l’associazione intende andare fino in fondo e per questo ha attivato i propri legali presso la Procura della Repubblica e la Regione per appurare natura e attività della società tifernate. «La formazione professionale non può funzionare così – aggiunge Petruzzi – non si può sfruttare in questo modo la gente che ha bisogno di lavoro». Quando si ha a che fare con strutture poco note, prima di impegnarsi in un simile sforzo anche finanziario, le associazioni consigliano sempre di verificare se si tratta di un’agenzia di formazione accreditata.  Una battaglia simile a quella che il Codacons ha avviato anche in Umbria per recuperare l’Iva ingiustamente pagata sulla Tassa di igiene ambientale (Tia). L’associazione ha, infatti, depositato centinaia di ricorsi presso le commissioni tributarie provinciali per ottenere la restituzione di circa mille euro a famiglia.  «Una famiglia residente in Umbria che paga una Tia di 1000 euro l’anno – spiegano dal Codacons Umbria – versa al gestore anche 100 euro di imposta che secondo la Cassazione non andava applicata. E se questo si moltiplica per gli anni in cui è stata pagata la tariffa si può arrivare anche a mille euro». Per aderire all’iniziativa è sufficiente inviare una mail a: ivarifiuti@codacons.it.

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