1 Luglio 2014

Scatta la stangata sulle rendite finanziarie

Scatta la stangata sulle rendite finanziarie

Nel segno di critiche e polemiche il debutto ieri dell’ obbligo del Pos (nella foto) per i pagamenti sopra i 30 euro per imprese, artigiani e professionisti, una platea di circa 1,5 milioni di soggetti che devono accettare il pagamento con moneta elettronica da parte dei clienti privati. Anche se si tratta di una norma depotenziata: nessuna sanzione è prevista per gli inadempienti. Monta intanto lo scontro politico con voci che si levano, soprattutto dall’ opposizione, a sostegno delle lamentele delle categorie, per niente contente di dover sostenere costi aggiuntivi. La Cgia chiede, come le altre associazioni di categoria, che i costi di commissione siano abbattuti. Su tutto ciò l’ appello delle associazioni ai consumatori: «Non pagate con denaro contante chi non ha installato il Pos – dice il Codacons -. Fatevi mandare il conto a casa da artigiani e professionisti che in barba alla legge non si sono muniti del Pos, in modo da scegliere in un secondo momento la modalità migliore per saldare». ROMA Era stata annunciata, come una misura di redistribuzione fiscale. Scatta oggi l’ aumento della tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 26%. Voluta dal governo di Matteo Renzi, in effetti serve a finanziare la spesa prevista dal decreto Irpef per il bonus di 80 euro che da maggio è previsto nelle buste paga dei lavoratori dipendenti che dichiarano meno di 26mila euro. Si tratta del secondo rincaro in poco meno di due anni (con il governo Monti l’ aliquota era già salita dal 12,5% al 20% dal 1° gennaio 2012) che, ha sottolineato più volte l’ esecutivo, ci porta in linea con l’ Europa sulla tassazione del risparmio gestito. L’ aumento comunque non riguarda i risparmiatori che hanno investito in titoli pubblici, che rimangono tassati al 12,5%. I casi in cui aumenta l’ aliquota La tassazione passa dal 20 al 26% per i redditi da capitale (dividendi, cedole e interessi di conti correnti, depositi bancari e postali). La misura è automatica, e valida anche per i redditi derivanti da obbligazioni, titoli simili e cambiali finanziarie, maturati a partire dal 1°luglio 2014, indipendentemente dalla data di emissione dei titoli. Sempre da oggi, come precisato dall’ Agenzia delle entrate, l’ aliquota di tassazione passa al 26% anche per i redditi diversi di natura finanziaria, con esclusione delle plusvalenze relative a partecipazioni qualificate. Il risparmio gestito Anche per il risparmio gestito (fondi comuni, gestioni patrimoniali) il passaggio è automatico e sarà il gestore a calcolare quanta parte dei guadagni è maturata con la vecchia aliquota e quanta dopo il rincaro. La tassazione al 26% sarà applicata a tutti gli strumenti soggetti al rincaro. Sono esclusi i titoli di stato Resta al 12,5% l’ aliquota sui titoli pubblici,(itoli del debito pubblico, Boc, Bor, Bop, buoni fruttiferi postali emessi dalla Cassa depositi e prestiti) e titoli equiparati, emessi da organismi internazionali, nonchè per le obbligazioni emesse da Stati esteri white list e da loro enti territoriali. Per questi ultimi, l’ aliquota di tassazione passa dal 20% al 12,5%, con riferimento agli interessi e ad altri proventi maturati a partire dal 1° luglio 2014 e alle plusvalenze derivanti dalla loro cessione o rimborso realizzate dalla stessa data Possibilità di “affrancare” Fino al 30 settembre viene data la possibilità di “affrancare” i capital gain maturati sugli strumenti finanziari detenuti su un certo conto titoli alla data del 30 giugno (non se inseriti nei casi di risparmio gestito). In questo caso il contribuente può scegliere di assicurarsi la tassazione al 20% pagando, senza vendere i titoli, un’ imposta sostitutiva sulla plusvalenza «latente» ai valori di borsa del 30 giugno, con l’ effetto che solo i proventi realizzati dopo tale data saranno tassati al 26%.
 

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