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30 Luglio 2010

“Scanderebech? E´ stato sleale”

 
Ma non ha usato la mano leggera verso gli interessati, e in particolare verso Deodato Scanderebech e i suoi escamotage elettorali che appaiono come i veri protagonisti (negativi) di questa sentenza. Non un mero sfoggio di sapienza giuridica – che pure non manca e che tutti riconoscono a Graziano, carattere impetuoso ma solide capacità intellettuali – quanto piuttosto un testo scritto in quattordici giorni col chiaro scopo di mettere un punto fermo contro il malcostume delle liste civetta. Ma esaminiamo dall´inizio la sentenza che costituisce in qualche modo la chiave dalla quale dipende (anche nel caso il Consiglio di Stato decidesse di rigettarla) il futuro politico del Piemonte. I tentativi di sbarramento. Fin dalla presentazione dei ricorsi, il 7 maggio, il presidente Cota, i suoi legali e i suoi avvocati avevano sostenuto che l´iniziativa era tardiva. Le motivazioni di ieri mattina smontano punto per punto le varie eccezioni, specificando anche come il danno per chi ricorre si verifichi a voto avvenuto e non prima. Nella prima parte, poi, l´atto depositato esclude dalla causa anche il ministero dell´Interno e il Wwf. Ma proprio perché la materia è controversa, scrive il Tar, pur avendo dichiarato invalide due delle liste contestate si è deciso in favore del riconteggio. I Verdi Verdi. Poche pagine sono dedicate a spiegare perché il simbolo dell´orso che ride non ha, almeno in questo caso, confuso gli elettori: si tratta di persone "non sprovvedute", e la parola Cota era ben evidente nel simbolo. Scanderebech e l´Udc. La vicenda è ricostruita passo passo, compresa la lettera di espulsione dal partito e il fatto che al momento della "autodichiarazione" di collegamento Scanderebech non avrebbe più avuto il tempo di raccogliere 1800 firme di sostegno in ogni provincia. Esiste, scrive il giudice, un´etica sociale secondo la quale la legge regionale del 2009 non può superare le regole della lealtà e della logica. Tra gruppi e partiti. Le motivazioni analizzano accuratamente le diverse ipotesi previste per il collegamento dalla contestata leggina regionale. E’ vero che tra queste era prevista anche la possibilità di dichiarare il collegamento a una formazione diversa nel nome e nel simbolo da quella del gruppo di origine, ma non certo in contrapposizione. I consiglieri regionali, spiega la sentenza, sono le persone che "incarnano" il partito a cui, cinque anni prima, gli elettori hanno dato fiducia, ed è per questo che possono godere del vantaggio di non raccogliere le firme. Come un appalto truccato. Per spiegare l´illegittimità del comportamento di Scanderebech, il giudice Graziano ricorre a un esempio tratto dalle norme sugli appalti pubblici: se per partecipare a una gara un´azienda dichiara di associarsi ad un´altra che ha caratteristiche indispensabili alla stessa partecipazione, poi non può, una volta ammessa, gareggiare in contrapposizione agli alleati scelti poco prima. Esiste un «canone di lealtà» che deve caratterizzare i rapporti tra cittadini e amministrazione e a maggior ragione tra cittadini e politica. Comportamenti intollerabili. Poi, le parole più dure verso l´alleato di Cota: «la collettività non può tollerare che sulla scena elettorale si presentino compagini e soggetti che operino con sotterfugi e ordiscano trame fallaci per gli elettori». Chi lo fa esercita un «negozio in frode alla legge». Infine il testo esamina una ad una, demolendole, le ragioni spesso assai sintetiche con le quali gli uffici elettorali hanno ammesso le liste ora invalidate. I Consumatori. L´annullamento di questa lista (che ha ottenuto poco più´ di 3.000 voti) merita comunque uno sguardo, anche perché a essere eletto in una formazione analoga era stato, nel 2005, lo stesso Michele Giovine ora al centro della spinosa vicenda della lista Pensionati della quale si riparlerà al Tar in novembre e in sede penale in dicembre. Anche qui, il giudice ricostruisce atti e documenti (redatti per lo più da un notaio di Salerno) e spiega perché, anche in seguito alle diffide dei Codacons, questa lista non doveva essere ammessa. Ricontare, come e dove. Poche righe conclusive per spiegare che il riconteggio avverrà a cura delle singole Prefetture, che hanno 30 giorni di tempo per organizzarlo ma potranno ottenere proroghe con decreti del Presidente del Tar. E poche parole per precisare ciò che martedì aveva detto anche il Consiglio di Stato, e cioè che gli avvocati delle due parti potranno assistere alle operazioni.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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