3 Ottobre 2015

Scandalo Vw, male in Borsa i produttori diesel mentre è caccia ad altri manager

Scandalo Vw, male in Borsa i produttori diesel mentre è caccia ad altri manager

Le Borse puniscono i produttori di motori diesel, dopo lo scandalo Volkswagen, ma per la tecnologia inventata dall’ omonimo ingegnere tedesco non sembra essere la fine , come spiega l’ Ad di Eni Caludio Descalzi. Se da inizio anno Volkswagen lascia sul campo il 43,84% ed il 37% dal fatidico 18 settembre, giorno in cui è emerso lo scandalo delle emissioni dei motori diesel venduti negli Usa, non se la passano molto meglio altri costruttori come Peugeot (-29,7% da inizio anno), che non vende auto negli Usa, Bmw (-12,88%) e Daimler (-6,37%), mentre Renault (+6,53%) ed Fca (+26,67%) sono addirittura in progresso. Il marchio del Leone – spiega un operatore – è molto esposto nella tecnologia diesel , che caratterizza il 60% dei propri motori, tanto da essere fornitore anche di altri costruttori come Ford e Bmw, mentre ad esempio l’ ex Lingotto ha venduto nel 2014 solo il 43% di veicoli diesel. Secondo Descalzi, che comunque «forse» comprerebbe oggi un’ auto elettrica , «il problema non è il diesel, ma la capacità di ridurre le emissioni , quindi ora non si può dire che il diesel scomparirà». «È troppo presto per tirare delle conclusioni – ha sottolineato l’ Ad di Eni – sono processi lunghi, sono tantissimi veicoli e sono posti di lavoro». Sui diesel Volkswagen è intanto intervenuto oggi il Codacons, chiedendo ai ministeri dei Trasporti e dell’ Ambiente di «bloccare la circolazione delle auto diesel Volkswagen inquinanti» e alla Germania il presidente designato di Volkswagen Hans Dieter Poetsch parla di «minaccia per il futuro» del Gruppo, che «potrà uscire dalla crisi se ciascuno farà la sua parte» mentre è in corso un’ indagine interna a Wolfsburg, che potrebbe colpire altri manager dopo il dimissionario Ad Martin Winterkorn. Inoltre, secondo un sondaggio dell’ istituto Puls, il 41% degli intervistati ritiene che il danno d’ immagine per Volkswagen sia «destinato a durare a lungo». Sempre Descalzi ha poi sottolineato che « l’ Europa raffina più benzina , mentre il diesel lo importiamo, credo che succederà molto poco al diesel, ma se dovesse succedere darà una mano alla raffinazione europea». «A livello di industria – spiega ancora – noi produciamo in Europa circa 90 milioni di tonnellate di prodotti in eccesso rispetto alla domanda, quindi è chiaro che la raffinazione europea ha sofferto, adesso un po’ meno, ma è destinata a soffrire e un cambio di mix potrebbe aiutare». Il manager ha ricordato infine che il diesel «in 15-18 anni è passato dal 14 al 41% delle motorizzazioni vendute in Europa».
 
 

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