5 Febbraio 2013

Scandalo Monte dei Paschi, incontro in procura con i pm di Forlì: si apre il filone di San Marino

Scandalo Monte dei Paschi, incontro in procura con i pm di Forlì: si apre il filone di San Marino

(Sesto Potere) – Forlì – 5 febbraio 2013 – I pubblici ministeri della Procura di Siena che indagano su una serie di operazioni sospette compiute dall’ ex management del Monte dei Paschi hanno incontrato i colleghi della Procura di Forli’. Secondo quanto si e’ appreso, si e’ trattato di un incontro tecnico al fine di trasferire a Siena parte di un’ inchiesta avviata dai magistrati a Forlì nel 2008 che coinvolgeva la Cassa di risparmio di San Marino e la filiale forlivese di Mps. All’ epoca vennero emesse misure cautelari. L’ inchiesta forlivese oltre al Monte dei Paschi di Siena aveva coinvolto altri istituti di credito come la Carisp e Carifin. Si trattava dell’ indagine “Re Nero” , portata avanti dai pm Fabio di Vizio e Marco Forte, poi denominata “Varano”, sul presunto giro di denaro sottratto al Fisco italiano e che sarebbe stato nascosto nelle banche della Repubblica del Titano. L’ indagine “Re Nero”, nel giugno 2008, portò a bloccare un furgone portavalori con 2milioni 600mila euro a bordo. Il furgone usciva dalla filiale di Forlì del Monte dei Paschi e andava a San Marino. La successiva inchiesta “Varano” verteva sulle complesse dinamiche che regolavano i rapporti tra il mondo bancario sammarinese e soggetti colpevoli di reati di tipo associativo e mafioso. Coinvolti nomi “caldi” della criminalità in “colletto bianco” , titolari di presunti flussi di assegni provenienti dalla Campania e da altre regioni del meridione. E intanto, domani, sarà interrogato dai magistrati l’ ex direttore generale di Mps, Antonio Vigni. Ieri l’ ex presidente Giuseppe Mussari, si è presentato in procura a Siena dicendosi disponibile a rispondere a tutte le domande degli inquirenti, ma ha rinviato l’ interrogatorio a causa di un impegno di uno dei suoi difensori. E intanto la Federconsumatori ritiene che, oltre all’ intervento della Autorità Giudiziaria penale volta ad accertare l’ eventuale sussistenza di illeciti penali per la provvista di fondi mirati alla acquisizione di Antonventa, si possano avviare immediate e doverose azioni civili, sia da parte degli attuali amministratori del Monte dei Paschi di Siena sia degli azionisti. Gli amministratori del Monte dei Paschi possono, infatti, promuovere un’ azione di annullamento per possibile dolo e per ipotetico conflitto di interessi dei precedenti amministratori che hanno posto in essere l’ acquisto (azione che dovrebbe essere avviata entro maggio 2013). Gli azionisti, d’ altra parte, possono proporre, con la Federconsumatori, un’ azione di nullità per ipotetica illiceità dei motivi che avrebbero condotto alla conclusione dell’ operazione. Federconsumatori invita il Presidente Profumo ad indire un immediata assemblea del Consiglio di Amministrazione della banca che abbia all’ ordine del giorno la possibile azione di annullamento del contratto avente ad oggetto la compravendita di Antonveneta. Attraverso tale azione il Santander risulterebbe obbligato a restituire i circa dieci miliardi ricevuti ed a riprendersi indietro l’ Antonveneta. Il Monte dei Paschi, in tal modo, non sarebbe più onerato del debito di 7 miliardi trovato nella pancia dell’ Antonveneta. Un’ operazione che, complessivamente, vale 17 miliardi e che risanerebbe i bilanci del Monte dei Paschi, permettendogli di rimborsare i Tremonti bond ed i recentissimi Monti bond e divenendo la banca più liquida del Paese. Da parte sua il Codacons, in qualità di associazione dei consumatori e azionista Mps, chiede che nessuna decisione venga assunta dal Cda di Monte di Paschi di Siena, convocato per la giornata di domani 6 febbraio per l’ esame definitivo delle operazioni in derivati e titoli strutturati finite nell’ occhio del ciclone. “Qualsiasi decisione da parte del Cda dovrà essere rimandata, in attesa che il Tar del Lazio si pronunci in merito al ricorso del Codacons contro i Monti bond – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Il fatto che i giudici del Tar non si siano ancora espressi sulla richiesta di sospendere il prestito da 3,9 miliardi a Mps, non consente al CdA della banca di assumere provvedimenti che, in caso di accoglimento del ricorso, potrebbero rivelarsi inutili o dannosi per l’ istituto e per gli investitori”. “Per tale motivo – prosegue Rienzi – diffidiamo il Consiglio di Amministrazione di Monte dei Paschi dal prendere qualsiasi decisione nel corso della riunione prevista per il prossimo 6 febbraio, in attesa della pronuncia del Tar”. Ultimo aggiornamento Martedì 05 Febbraio 2013 20:34.

 

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