22 Settembre 2010

Scandalo “La Cascina”, 17 condanne

Da pagina 1 BARI – Il processo Cascina si è concluso ieri. Sette anni dopo gli arresti dei vertici dell’ azienda romana. Il giudice monocratico del tribunale di Bari, Maria Mitola ha condannato a pene comprese tra i sei mesi e i due anni e mezzo di reclusione 17 dei 32 imputati per i reati di truffa e frode nelle pubbliche forniture. Tutti assolti invece per i reati alimentari, che riguardavano il presunto commercio di sostanze nocive. Per i falsi e alcuni episodi di truffa, il giudice ha dichiarato non doversi procedere per prescrizione dei reati nei confronti di nove imputati, tra cui Giorgio Federici e Angelo Chiorazzo, all’ epoca dei fatti rispettivamente presidente e vicepresidente della Cascina e Vito Barnaba, all’ epoca legale rappresentante della Alga Srl, ditta aggiudicataria dell’ appalto per la fornitura di pasti nelle scuole materne ed elementari di Bari. Tra i sei assolti, l’ imprenditore barese Vito Ladisa, l’ altro vincitore dell’ appalto per le somministrazioni di alimenti nelle mense delle scuole materne ed elementari di Bari, accusato di truffa e frode. Le pene più alte (due anni e mezzo di reclusione) sono state inflitte a Salvatore Menolascina e Emilio Roussier Fusco, all’ epoca dei fatti amministratore di fatto e responsabile commerciale della sede di Bari della Cascina. A due anni e tre mesi sono stati invece condannati i fornitori della cooperativa Luigi Partipilo, Rosario Mastrangelo e i dirigenti della Cascina, Gabriele Scotti e Ivan Perrone. A un anno e sei mesi Luigi Grimaldi e Camillo Aceto, all’ epoca vicepresidente della Cascina e responsabile dell’ ufficio amministrativo della società. Un anno di reclusione ciascuno infine per Roberto Esposito e Felice Arenella, direttore e vicedirettore del centro cottura della Cascina nel Policlinico di Bari. Gli imputati sono stati condannati al risarcimento dei danni morali e materiali al Comune di Bari, che aveva chiesto un risarcimento di 500mil aeuro, a Asl, Adisu, Codacons, Adoc e Federconsumatori che si erano costituiti parte civile. I danni dovranno essere quantificati in sede civile. I magistrati inquirenti Lorenzo Nicastro (ora assessore regionale all’ Ambiente), Roberto Rossi (da qualche mese al Csm) e Renato Nitti avevano chiesto 32 condanne tra i tre anni e cinque anni di reclusione: complessivamente quasi un secolo di carcere. Secondo l’ accusa, gli imputati, a vario titolo, all’ inizio del 2000 hanno servito cibi, a volte scaduti e avariati, agli ammalati del Policlinico, agli alunni di scuole baresi e agli studenti dell’ università. Alle gare d’ appalto, poi – secondo l’ accusa – gli imputati avrebbero partecipato truffando le amministrazioni pubbliche con autocertificazioni false che attestavano il pagamento di contributi previdenziali e assistenziali, tasse e imposte. «La sentenza vede notevolmente ridimensionata la prospettazione dell’ accusa, affermando responsabilità parziali e per fatti specifici» commenta il legale della Cascina Francesco Paolo Sisto – sono stati condannati pochi imputati e per pochi reati – nessuna condanna per la Cascina, che vede anzi confermata la sua capacità di stare sul mercato. Una valutazione – conclude il legale – che trova riscontro nella mancata liquidazione immediata del danno alle parti civili».

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