Scandalo depurazione: enti divisi Pontecagnano parte civile, Salerno e Provincia no
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fonte:
- La Città di Salerno
Il Comune e la Provincia di Salerno scelgono di non costituirsi parte civile nel processo per i danni subiti dall’inquinamento del litorale cittadino a causa del presunto malfunzionamento del depuratore di via De Luca. " Ieri mattina l’udienza dinnanzi ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale nella quale sono pervenute le richieste di costituzione delle associazioni ambientaliste. A chiedere di essere parte civile nel procedimento sono state Legambiente Campania, il movimento per la difesa del cittadino, il Codacons, la Lila, l’associazione protezione animali, il tecnico del laboratorio Rosa Arienzo. Ha scelto di costituirsi anche il comune di Pontecagnano Faiano, perché avrebbe subito notevoli danni nel proprio territorio a causa dell’inquinamento delle acque. Scelta insolita da parte degli enti salernitani, visto che nella chiusura indagini del pm Angelo Frattini venivano citati come parti offese proprio il Comune di Salerno e la Provincia. L’udienza è stata rinviata al prossimo 10 dicembre per la decisione definitiva in merito alla partecipazione al processo delle associazioni. " L’inchiesta della Procura fu avviata nell’estate 2003, quando strane chiazze scure furono notate nelle acque del mare salernitano. Nel mirino della magistratura sono finiti Gaetano Corbo, dirigente di gestione dell’impianto di depurazione;Antonio Manzi, responsabile della gestione rifiuti;Fulvia Cuozzo, capo del laboratorio di analisi;Achille Mughini, presidente della societá "Servizi idrici integrati salernitani" e l’addetto al laboratorio Gaetano Gambardella. Secondo l’accusa, i reflui industriali e quelli fognari (circa 150mila metri cubi al giorno) «non erano sottoposti ad alcun trattamento di depurazione». Un caso che, comunque, continua a far discutere. «Ancora oggi ci arrivano decine di segnalazioni di cittadini per la presenza di odori nauseabondi e strane chiazze nei pressi dell’impianto di depurazione», dice Tommaso Bartiromo, avvocato di Legambiente.
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