Scandalo banche, Codacons presenta esposto a Corte Conti regionali e Gdf per le 4 ‘salvate’ dal governo Renzi
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- SestoPotere.com
(Sesto Potere) – Roma – 14 dicembre 2015 – Il Codacons presenterà oggi un esposto alle Corti dei Conti delle regioni sedi delle 4 banche salvate dal Governo (Cassa di risparmio di Ferrara S.p.A, Banca delle Marche S.p.A, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio – Società cooperativa e Cassa di risparmio della Provincia di Chieti S.p.A), e ai Comandi della Guardia di Finanza territorialmente competenti, chiedendo di aprire una indagine sul crac che ha trascinato con se 130mila piccoli investitori.
La magistratura contabile e le Fiamme Gialle dovranno individuare i responsabili di tale grave situazione, ossia i soggetti che hanno materialmente suggerito e venduto i titoli ai risparmiatori, e coloro che hanno sperperato i soldi degli investitori portando gli istituti di credito al dissesto. Tali soggetti – spiega il Codacons – dovranno rispondere dei danni prodotti ai cittadini e allo Stato – costretto a creare un fondo di solidarietà da 100 milioni che tuttavia non basterà a sanare la situazione – attraverso i loro beni personali, che dovranno essere utilizzati per i rimborsi ai risparmiatori. Per la parte restante dei risarcimenti, saranno inevitabili migliaia di cause contro gli istituti di credito, non essendo l’arbitrato una strada praticabile.Con un fondo di 100.000 euro destinato a 130.000 risparmiatori vittime di Bankitalia e governo (che con il decreto “salva-banche” ha azzerato le azioni e obbligazioni dei correntisti) ne saranno risarciti appena 2500 circa. Un esercito di risparmiatori truffati, che comprendono 10.000 famiglie titolari di obbligazioni subordinate il cui valore – pari a circa 780 milioni di euro – è stato azzerato di colpo con il decreto salva banche. Un “fondo di solidarietà” – si noti bene – finanziato con 100 milioni proveniente dal Fondo interbancario per la tutela dei depositi.
“Con l’arbitrato il Governo Renzi introduce un principio incostituzionale e pericolosissimo: si decide cioè di punire un reato in modo diverso a seconda di chi è la vittima. Sostanzialmente il “furto” commesso viene punito in modo più duro se il rapinato è povero, e non viene punito affatto se la vittima è benestante – afferma il presidente Carlo Rienzi – Ma tutto ciò è palesemente illegale perché il reato è uguale per tutte le vittime, e le conseguenze dello stesso non possono essere proporzionate al reddito di chi lo ha subito”.
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