25 Luglio 2017

Scandalo Acea: la rete è a pezzi e il 94% dei soldi va agli azionisti

ROMA (Clara Mattei) – A Roma si lavora per scongiurare il razionamento dell’ acqua. A fronteggiarsi nella trattativa sono i tecnici della Regione e Acea, la multiutility della quale il Comune di Roma e’ socio al 51 per cento e che fa capo all’ editore del Mattino e del Messaggero Francesco Gaetano Caltagirone. Contro la decisione di chiudere i rubinetti a scaglione per otto ore a circa 1,5 milioni di romani si e’ scagliata la sindaca di Roma Virginia Raggi, che oggi si vedrà in Campidoglio con il presidente della Regione Zingaretti. Del resto, proprio l’ ordinanza Zingaretti sul lago di Bracciano ” ha portato allo scoperto le storiche inefficienze dei 5.400 km di rete Acea”, ha scritto Simone Cosimi per Wired.it. “Una multiutility che stacca dividendi milionari ai suoi soci – su tutti il Comune e Gdf-Suez dopo lo scambio di azioni dello scorso autunno col gruppo Caltagirone – ma che negli anni ha reinvestito pochissimo nella sua rete”. Perderebbe, sostiene il giornalista, il 44% dell’ acqua lungo il percorso dei tre acquedotti che la compongono. Ma la bolletta, sostengono il Codacons e Cittadinanzattiva, non tiene conto di questa grave pecca. “E’ sbilanciata – spiega Cosimi Dei 300 euro all’ anno che paga in media ogni famiglia per l’ acqua solo 36 (a testa) vanno alla rete. Secondo altri numeri, il 94% dei profitti viene redistribuito ai soci e non reinvestito. Acea ha speso 500 milioni in questi anni per la rete fognaria e per la transizione digitale. Ma le tubature sono quello che sono: il 60% ha almeno trent’ anni, un quarto più di mezzo secolo”. E’ curioso notare che questa situazione è peggiorata man mano che entravano i privati dunque Caltagirone nella gestione dell’ Acea. Lo segnala Cittadi nanzattiva: “Mentre salivano le bollette (nel 2007 la tariffa media annuale era di 192 euro, fra 2013 e 2015 aumenti dell’ 11% fino ai 300 euro attuali) peggioravano le prestazioni della rete idrica che serve anche una sessantina di comuni della provincia, già assetati da mesi: la dispersione di acqua nelle tubature di Acea Ato2 era di appena il 25% nel 2007 ed è poi salita al 35% sei anni dopo per toccare appunto il 45% – s crive ancora Wired.it – Non serve uno scienziato per tirare le fila di una simile vicenda. Ciò che avevamo impedito con il referendum per l’ acqua pubblica del 2011 è in realtà avvenuto. Molte multiutility (è anche il caso di Hera, Iren e A2a) si sono privatizzate de facto e negli ultimi vent’ anni la gestione è stata pressoché putrescente: alte o basse che fossero le bollette, le si è incassate distribuendo (malissimo) una risorsa pubblica dimenticando manutenzione e ammodernamento (la media della dispersione nazionale è del 39%, non è che altrove il quadro cambi troppo in termini infrastrutturali)”. Il tutto nel silenzio dei soci pubblici.

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