Scambi con l`estero, profondo rosso
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fonte:
- La Sicilia.it
Roma. Nel mese di febbraio gli scambi commerciali dell`Italia con il resto del mondo hanno registrato un deficit di 2,9 miliardi di euro, che sale ad oltre 7 miliardi nel primo bimestre del 2006. Il deficit di febbraio va confrontato con quello negativo di 1,3 miliardi di euro nello stesso mese del 2005, mnetre i conti del primo bimestre sono egualmente negativi, anche se febbraio ha segnato un “miglioramento“ su gennaio, il mese più nero dal 1991. Nello stesso mese di febbraio, l`Italia ha aumentato del 12,2% le esportazioni verso i Paesi UE e del 13,3% le importazioni, con un deficit di 368 milioni di euro contro i 216 milioni di febbraio 2005. Per l`ennesima volta, si dà la colpa al petrolio. Un funzionario dell`Istat, che ha diffuso i dati, ha spiegato:“Se togliamo l`effetto dei prodotti energetici, il saldo negativo del bimestre si riduce a 1,6 miliardi di euro“. Le importazioni di prodotti petroliferi raffinati sono aumentate in febbraio dell`85,1%, mentre le esportazioni degli stessi prodotti sono salite del 56,6%. Siamo un`economia di raffinazione e non mancano le reazioni negative. Il Codacons critica l`Istat per aver sottolineato un “miglioramento“ tra gennaio e febbraio, per il solo fatto che gennaio aveva registrato il dato peggiore dal 1991. Non mancano, tuttavia, le interpretazioni positive. Per il viceministro al Commercio Estero, Adolfo Urso, “la crescita impetuosa in Germania è il segnale più importante della ripresa del made in Italy. Dopo anni di crisi, la ripresa tedesca contribuirà ad una forte crescita dell`Europa e certamente dell`Italia, poiché noi siamo il principale partner della Germania“. Aumentano anche le nostre esportazioni verso Spagna e Francia. Il “made in Italy“ è in salute e cresce per l`undicesimo mese consecutivo“- Naturalmente, anche il viceministro Urso afferma che il deficit commerciale è dovuto al passivo energetico. Per Assocamerestero, “il commercio italiano dà chiari segnali di ripresa. L`aumento del 12,2% dell`export verso i Paesi UE, che rappresentano circa il 59% delle nostre esportazioni, è un segnale importante. Esso dimostra come le nostre imprese conquistino posizioni sui mercati di prossimità, mercati ricchi, dove le nostre aziende si stanno indirizzando verso un pubblico di fascia medio-alta che apprezza la qualità del made in Italy“.
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