19 Settembre 2009

Scalata a Bnl, rinvio a giudizio per Fazio, Consorte e Sacchetti

Fiorani preferisce il patteggiamento: pagherà 17mila euro

MARINELLA ROSSI MILANO ERA LA SCALATA della par condicio, quella di Unipol a Bnl. Se Antonveneta andava al centro-destra, Bnl sarebbe andata al centro-sinistra. Nei pensieri, progetti e manovre messe in essere dal cavaliere di Lodi Gianpiero Fiorani, dal numero uno di Unipol Giovanni Consorte, grande sponsor l’allora governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Non andò così, vuoi perché gli occhi su Antonveneta, ben più della Bpi di Fiorani, li aveva già messi un altro colosso bancario, Abn Amro, mentre su Bnl, a contrastare Unipol, ci si era messa Bnp Paribas. Vuoi che, dietro lo slogan dell’italianità delle banche, le scalate di casa nostra avvenivano con carte taroccate. Le rivali non fecero altro che rimarcarlo. Quell’estate allegra, luglio 2005 condita di intercettazioni con «baci in fronte» che Fiorani avrebbe stampato per la felicità a Fazio, ed entusiastici «abbiamo una banca» di Piero Fassino a Consorte ha, dopo l’avvio del processo Antonveneta (tuttora in corso) un raffronto giudiziario anche su Unipol. Gianpiero Fiorani, trait d’union fra destra e sinistra, fra governatore e scalatori, fra immobiliaristi, furbetti e storici manager delle cooperative, esce da quest’aggiotaggio clamoroso con un patteggiamento a sei mesi convertito in pena pecuniaria di 17mila euro (Bpi patteggia invece con 228mila euro). Tutti gli altri (ventotto) sono stati rinviati a giudizio su richiesta del pm Luigi Orsi dal giudice Luigi Varanelli: il che significa processo per aggiotaggio e ostacolo all’autorità di vigilanza, da svolgersi il primo febbraio. L’uomo di Palazzo Koch Antonio Fazio, il suo ex capo della Vigilanza Francesco Frasca, l’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte, il vice Ivano Sacchetti, gli attuali presidente e direttore generale Unipol Pierluigi Stefanini e Carlo Cimbri, l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, gli immobiliaristi Stefano Ricucci e Danilo Coppola, il finanziere bresciano Emilio Gnutti, l’eurodeputato del Pdl Vito Bonsignore. E poi i banchieri a sponda, Giovanni Berneschi, Giovanni Zonin e Divo Gronchi, di Carige e Popolare Vicenza. A GIUDIZIO per la legge 231 sulla responsabilità penale delle persone giuridiche va anche Unipol, che sostiene «di poter dimostrare la liceità dei comportamenti» e sottolinea «che il pubblico ministero aveva chiesto per Pierluigi Stefanini il proscioglimento». Consorte si dichiara «stupefatto», ma «certo che il dibattimento mi darà ragione». Otto i prosciolti, fra i quali Marcellino Gavio e Luigi Del Vecchio.  Il Codacons sarà parte civile, mentre Consob e Bbva lo sono già.

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