22 Giugno 2005

Scajola: Rc auto, costi ancora elevati

Scajola: Rc auto, costi ancora elevati
Cerchiai: «In due anni le tariffe sono salite dell?1,8% e l?inflazione del 4,2%»







ROMA Il presidente dell?Ania, Fabio Cerchiai aveva appena finito di dire che «è stato raggiunto l?obiettivo impensabile appena tre anni fa, di ricondurre la dinamica del prezzo dell?Rc auto molto al di sotto del tasso di inflazione», quando il ministro Scajola ha preso la parola. Per riconoscere che sì, le cose vanno meglio di prima, ma che «c?è la necessità di fare ancora passi avanti, perché malgrado il contenimento degli ultimi due anni, il livello delle tariffe appare elevato e in alcune aree del paese e per alcuni, non sostenibile».
«Tra giugno 2003 e maggio 2005 l?aumento delle tariffe Rc auto è stato dell?1,8%, a fronte di un aumento dell?inflazione del 4,2%» aveva snocciolato soddisfatto Cerchiai. «Quindi in termini reali è diminuito».
Ma le associazioni dei consumatori, presenti in massa all?assemblea annuale degli assicuratori, chiarivano che la liberalizzazione dei prezzi del settore è stato un fallimento per gli utenti, visto che in dieci anni si sono cumulati rincari per pari al 127%. E dunque, il costo dell?Rc «deve scendere, e subito». Del 20% secondo il Codacons, del 15-18% per Adusbef e Federconsumatori.
I dati del 2004 descrivono un settore in ottime condizioni di salute, anche nel comparto dell?Rc auto dove è stato in perdita sino al 2001. Un settore che ha fatto utili per 5,3 miliardi di euro contro i 3,8 miliardi dell?anno prima, con un ritorno sul capitale investito dagli azionisti del 13,8%.
«Superata la crisi degli ultimi anni» le assicurazioni «sono ora nelle migliori condizioni per avanzare verso un sistema più efficace e concorrenziale», ha commentato il ministro delle Attività produttive. Ognuno deve fare la sua parte «governo compreso», per far ridurre le tariffe. Il costo dei risarcimenti si è ridimensionato con la definizione dei parametri medico-legali per le microlesioni. Claudio Scajola ha anticipato che si impegnerà per introdurli anche per i sinistri gravi. Così come chiederà al Parlamento la delega per introdurre l?indennizzo diretto obbligatorio del danno. Questa formula, che rappresenta una vera rivoluzione nell?Rc auto, perché prevede che l?assicurato sia risarcito dalla propria assicurazione e non da quella dell?investitore, è stata recentemente caldeggiata anche dal presidente dell?Isvap Giannini.
Ieri Cerchiai ne ha parlato come di «un?opportunità» per ridurre i costi dei risarcimenti, ma ha messo in guardia dal rischio che gli effetti positivi non arrivino affatto. «Voglio essere chiaro, l?indennizzo diretto ha senso se diventa lo strumento per combattere tutte le rendite di posizione lungo la filiera del processo di formazione del costo dell?assicurazione Rc auto».
Se non si eliminano «i costi impropri che gravano sulla liquidazione dei sinistri, come le spese legali o di assistenza infortunistica non giustificate quando i sinistri vengono liquidati nei termini di legge e in assenza di contenzioso», non cambierà nulla. Le compagnie rimborsano ogni anno solo di spese legali 1 miliardo e mezzo l?anno. Poi ci sono i periti e professionisti di vario titolo. Insomma, la filiera dei risarcimenti è una greppia nella quale mangiano potentissime lobby, se non si accorcia quella, il passaggio all?indenizzo diretto non porterà nessun vantaggio per gli assicurati.
Gli utili miliardari delle assicurazioni rappresentano un grande appeal per il sistema industriale. Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ieri in assemblea, così si è rivolto ai padroni di casa: «Potete contribuire allo sviluppo del mercato finanziario che ha bisogno di una modernizzazione degli assetti proprietari e di una maggiore facilità di accesso al capitale di rischio». Stessa richiesta il 31 maggio era venuta dal governatore Fazio, che auspica un rapporto più stretto banche-assicurazioni. Cerchiai si è mostrato disponibile, «ferma restando la prudenza degli investimenti e la qualità dei soggetti in cui si investe, siamo interessati anche a prendere in esame investimenti in titoli di debito delle imprese».
Anche il governo, nella sua continua ricerca di finanziatori del bilancio pubblico, guarda agli utili delle assicurazioni. Per ora il rischio di dover continuare a pagare un?Irap piena, mentre agli altri verrebbe tagliata, è scongiurato, ma potrebbe tornare di attualità con la preparazione della finanziaria. «Se è un tributo iniquo e ingiusto, lo è per tutti, anche per le assicurazioni», ha messo le mani avanti Cerchiai. «Non possiamo continuare a subire interventi di natura fiscale talora estemporanei», ha aggiunto sottolineando che «la pressione fiscale per gli altri sistemi assicurativi europei è molto più bassa».





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