Scadenze Ue, il rischio è l’ infrazione
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
missione Ue, come prevede il ‘two pack’, non sarà commissariata da Bruxelles, la legge di bilancio non verrà scritta dagli euroburocrati nè tantomeno la Troika calerà a Roma: l’ Europa ha delle regole molto chiare sull’ assistenza ai Paesi, e mai in nessun caso, rilevano i tecnici europei, può arrivare a sostituirsi ad un governo o ad un Parlamento. Le scadenze ci sono, questo è un fatto: la prima è il 15 ottobre (data limite per la finanziaria), la seconda verso fine ottobre (limite per presentare le coperture dell’ Imu e di quei altri provvedimenti necessari a riportare il deficit sotto il 3%). Se non si rispetta la prima, Bruxelles potrebbe probabilmente concederci qualche giorno di flessibilità, poi procedere con qualche richiamo esplicito. Essendo un obbligo legale, i governi sono tenuti a rispettarlo ma non ci sono sanzioni previste in caso di violazione. Se non si rispetta la seconda, la Commissione prenderà atto dell’ aumento del deficit nelle sue previsioni economiche del 5 novembre, mettendo nero su bianco quel 3,1% previsto dal governo (o superiore in caso di analisi differente dei tecnici) che potrebbe farci rientrare in procedura d’ infrazione a maggio prossimo. contrastato da una prossima ripresa, sembra poter essere scongiurato dall’ aumento dell’ aliquota Iva. Comunque l’ Italia non è la sola a sperimentare la frenata, anche in Eurolandia il termometro dei prezzi segna un raffreddamento, con l’ indice sceso a 1,1% sempre a settembre. Anzi l’ incubo deflazione si è aggirato anche fuori dai confini dell’ Ue ed è una realtà molto sentita dal Giappone, che da quindici anni lotta contro la flessione dei listini. Tornando all’ Italia, l’ Istat spiega come il rallentamento dei listini su base annua, che ha portato anche a un carrello della spesa più economico (fermo al +1%), sia soprattutto dovuto al calo dei prezzi dei carburanti, mentre rispetto ad 0,4 -0,3 0,9 2012 2013 agosto a pesare sono stati i ribassi stagionali. Guardando ai commenti la versione data dai commercianti alle stime dell’ Istat per lo più coincide: Confcommercio parla di un «chiaro indicatore del perdurare della crisi dei consumi» e Confesercenti fa notare che «l’ aumento dell’ Iva di domani finirà per aggravare lo stato dell’ economia reale». Mentre la Cia-Confederazione italiana agricoltori non fa che constatare come nonostante l’ inflazione freni «i consumi non decollano». Diverso il parere dei consumatori, che con Federconsumatori e Adusbef additano come «inattendibili» i dati dell’ Istat. Il Codacons invece si limita a ricordare come da domani, grazie al rialzo dell’ Iva, si assisterà a rincari «dello 0,6%».
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