5 Giugno 2015

SCACCO AL FISCO La valanga di cartelle nulle

SCACCO AL FISCO La valanga di cartelle nulle

di Rino Bucci Le associazioni dei consumatori non usano mezzi termini e parlano di «valanga». In ballo ci sono le decine di milioni di euro versate da quei contribuenti che, a seguito di una verifica fiscale, avevano ricevuto una cartella esattoriale dall’ Agenzia delle Entrate per omessi pagamenti sulle imposte. La lista è lunghissima, si va dall’ Iva all’ Irpef, dall’ Imu, alla dichiarazioni dei redditi. E ora si scopre che quegli atti recapitati dal fisco ai presunti evasori potrebbero essere irregolari a causa di una firma. La sentenza. L’ immagine della valanga serve a rendere l’ idea del numero di ricorsi destinati ad abbattersi sulle cartelle esattoriali che riportano in calce il nome di uno dei 767 dirigenti (74 in Toscana) dell’ Agenzia delle Entrate. A ridimensionare gli 007 del fisco guidati dall’ empolese Rossella Orlandi è stata la Corte Costituzionale che con la sentenza 37 del 25 febbraio scorso ha dichiarato illegittima la promozione diretta (spesso arrivata utilizzando l’ escamotage della reggenza) di quasi due terzi di tutti dirigenti, dalla Sicilia alla Lombardia, in forza all’ agenzia. In Toscana. Solo nel Granducato sono 74 i dipendenti dell’ Agenzia delle Entrate che dopo la nomina a dirigente hanno firmato migliaia di atti potenzialmente nulli. La maggior parte lavora a Firenze (33 persone), otto sono in forza negli uffici di Lucca, cinque sono rispettivamente nelle province di Livorno, Pisa, Prato, Siena e Arezzo come ce ne sono quattro dietro le scrivanie di Massa Carrara e Grosseto. Solo nel Pistoiese, secondo la lista coi nominativi pubblicata da Adusbef, non ci sarebbero quadri promossi senza concorso. I ricorsi. Il parere della Corte Costituzionale è arrivato dopo il ricorso, presentato dal sindacato Dirpubblica, ed ha avuto come primo effetto l’ annullamento delle posizioni di vertice e il ridimensionamento del trattamento contributivo e pensionistico dei dipendenti in questione. Ma gli effetti della sentenza saranno ben più evidenti se è vero che anche gli atti firmati – secondo le associazioni dei consumatori – illegittimamente negli ultimi anni dai dirigenti promossi senza concorso, sono destinati ad essere invalidati. I primi ricorsi presentati dalle associazioni di categoria, Adusbef e Codacons in testa, sono già stati accolti dalle commissioni tributarie di molte province italiane (da Milano a Campobasso) e in Lombardia si è già arrivati alla conferma in secondo grado da parte della commissione tributaria regionale. A questo punto manca soltanto il pronunciamento della Cassazione. In Toscana non ci sono stati ancora pronunciamenti da parte delle commissioni tributarie ma le associazioni dei consumatori hanno già presentato i primi ricorsi. «Sull’ esito di questi procedimenti – spiega l’ avvocato Giulio Caselli, responsabile Adusbef in Toscana – siamo particolarmente fiduciosi. In tutta Italia ci sono già dei precedenti importanti, come a Milano, che ci fanno ben sperare». Le pratiche. «La nostra posizione è chiara: invitiamo le persone a presentare ricorso nel caso abbiano ricevuto un atto con in calce la firma di un funzionario promosso senza concorso pubblico – spiega Caselli – del resto ci sono delle regole e vanno rispettate. Non si tratta di agevolare gli evasori fiscali ma di fare rispettare il principio secondo il quale, in caso di irregolarità, anche lo Stato deve essere chiamato a rispondere e non solo i cittadini. Con questo non ci auguriamo di mandare certo in dissesto le casse dell’ Erario». Al momento i legali dell’ Adusbef confermano di aver avviato diverse decine di pratiche. «In questa casistica rientrano anche situazioni molto particolare – continua Caselli – e mi riferisco ad aziende che hanno ricevuto delle notifiche nell’ ordine di diverse migliaia di euro. Al punto di vedere compromessa la loro attività». La Cassazione. Se le associazioni preparano decine di ricorsi, dall’ Agenzia delle Entrate si confida sulla legittimità degli atti notificati. In un’ intervista a Repubblica del marzo scorso il direttore Rossella Orlandi sconsigliava di far «perdere tempo e soldi» nei ricorsi ai cittadini. La speranza è che alla fine intervenga una sentenza della Cassazione a fermare «la valanga» innescata dalle associazioni dei consumatori. In una nota del 2 giugno scorso il sottosegretario all’ Economia Enrico Zanetti si diceva fiducioso del fatto che gli atti supereranno la prova della Cassazione in quanto «legittimi perché la firma è un collegato comunque all’ esistenza di una delega». Niente sanatoria. Dal ministero dell’ Economia è stata anche fatta chiarezza su una possibile sanatoria; l’ ipotesi di un intervento del governo è stata contemplata nelle settimane scorse (a ridosso della sentenza della Corte) ma abbandonata di recente. Insomma, sembra definitivamente bocciata l’ adozione di una norma retroattiva (ex post) che possa mettere una pezza sulle cartelle incriminate. Dal governo contano che la questione si possa risolvere – sempre che non accada come per la rivalutazione delle pensioni – in sede giudiziaria. Intanto, le associazioni dei consumatori continuano a raccogliere migliaia di ricorsi presentati dai loro assistiti e invitano anche a farsi avanti i cittadini a cui è stata spedita una cartella esattoriale da una società di riscossione crediti (la maggior parte riguarda Equitalia) a seguito di una verifica da parte dell’ agenzia delle Entrate. Basta che ci sia un solo requisito: la firma di uno degli 007 del fisco promossi senza passare da concorso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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