21 Luglio 2017

«Sbrigati, muoviti» Infermiere spintonato al Santo Bambino

E’ un elenco che non si esaurisce mai. E’ quello in cui finiscono i nomi dei medici e degli infermieri aggrediti durante il servizio servizio nei vari ospedali catanesi. Nessuno escluso. L’ ultimo caso risale al pomeriggio di sabato scorso e si è verificato nel pronto soccorso ostetrico del Santo Bambino, dove la peggio è toccata a un infermiere. A portarlo in emersione, con una nota, è stato Calogero Consiglio, della Fsi-Usae, Federazione sindacati indipendenti aderente alla confederazione Unione sindacati autonomi europei. «E’ accaduto – riferisce – che una signora, parente di qualcuno presente in sala d’ attesa, ha avuto un malore. Un infermiere, avvisato dalla guardia giurata, è intervenuto per soccorrerla, ma avendo bisogno delle attrezzature decideva di rientrare in reparto per prendere la valigetta con le strumentazioni necessarie. A quel punto è stato spinto da uno dei parenti che lo incitava a sbrigarsi. Ciò ne ha determinato la caduta». E’ così intervenuto un vigilante, che ha pure chiamato la polizia: ciò è servito per identificare i presenti ed evitare che la situazione degenerasse. Per questo Coniglio ha voluto ringraziare la vigilanza e pure l’ infermiere spintonato, che «non si è recato al pronto soccorso per farsi refertare e usufruire di qualche giorno di infortunio». «Essendo in pochi in servizio – prosegue – non ha voluto lasciare i colleghi da soli con tutto il carico di lavoro. Va a suo merito».Sull’ episodio sono intervenuti anche i consiglieri comunali Carmelo Sofia e Francesco Saglimbene, ricordando di avere «più volte denunciato al sindaco Enzo Bianco» tale situazione. Sofia ha ricordato della costanze presenza di senzatetto sia al Garibaldi sia al Vittorio Emanuele, che utilizzano la struttura «come riparo dalla calura estiva e dagli agenti atmosferici», nonché «i bagni e le fontane per garantirsi un minimo di igiene personale». «Nessuno vuole puntare il dito contro queste persone – precisa – Anzi, è nostra intenzione coinvolgere in questo piano di interventi le organizzazioni e le parrocchie, che operano nel sociale, per dare a queste persone ascolto e una sistemazione dignitosa. Una nuova occasione che permetta loro di non vivere più ai margini della società». Più complessa invece la questione legata alla costante escalation di minacce verbali e fisiche che puntualmente avviene nei pronto soccorsi etnei. «Si tratta di un problema che ha già ampiamente superato i livelli di guardia- spiega il consigliere comunale Francesco Saglimbene – in tempi non sospetti abbiamo provocatoriamente richiesto agli organi competenti di dotare medici e infermieri di speciali protezioni oltre ad obbligarli a frequentare lezioni di arti marziali. “Richieste” partire dal fatto che conferenze, sedute, tavoli di dialogo e denunce non hanno sortito finora nessun tipo di effetto sperato. Non si può, infatti, cominciare con dibattiti e tribune politiche solo all’ indomani delle aggressioni o degli insulti al personale medico da parte di gente maleducata o delinquente. Occorre eliminare gli atteggiamenti di prevaricazione e arroganza con una forte azione preventiva da intraprendere adesso; prima che ci scappi la tragedia». Sull’ aggressione al Santo Bambino ha diffuso una nota anche il Codacons, sottolineando «la necessità di prendere al più presto dei provvedimenti nel settore della sanità pubblica», rivendicando il diritto alla sicurezza. A tal proposito va detto che già il segretario nazionale Francesco Tanasi aveva chiesto al Governo l’ invio dell’ esercito nei nosocomi per garantire la sicurezza del personale medico e paramedico in tutti i pronto soccorso siciliani, quindi seguì la richiesta al ministro della Sanità Beatrice Lorenzin riguardante l’ immediata chiusura dei pronto soccorso della Sicilia per l’ assenza dei requisiti minimi di sicurezza per personale e pazienti.

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