28 Marzo 2013

Sarno, frana killer unico colpevole l’ex sindaco Basile

Sarno, frana killer unico colpevole l’ex sindaco Basile

               

Michela Giordano Cinque anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici per omicidio plurimo colposo: per i tragici fatti di Sarno del 5 e 6 maggio 1998. La Corte di Cassazione ha confermato, in via definitiva, la condanna di Gerardo Basile, all’ epoca sindaco della città. Rigettate le 12 questioni di legittimità della sentenza di Appello, proposte dal difensore di Basile, Silverio Sica e dagli avvocati dei due ministeri coinvolti, Ecomonia e Interni. Fu negligente l’ allora sindaco nel non ordinare l’ evacuazione della cittadinanza, colpevolmente minimizzando la portata dell’ evento franoso che produsse 137 vittime. La decisione della Cassazione rappresenta la conclusione di una vicenda giudiziaria che si trascinava da nove anni: in primo grado, il 3 giugno 2004 il giudice Bartolomeo Ietto pronunciò, al Tribunale di Nocera Inferiore, sentenza di assoluzione sia per Basile che per il suo co-imputato, Ferdinando Crescenzo, ai tempi della frana assessore comunale, per il quale lo stesso pubblico ministero, Amedeo Sessa, aveva richiesto un giudizio di non colpevolezza. Nelle motivazioni fu evidenziato che l’ evento calamitoso del maggio 1998 fu «assolutamente imprevedibile nella sua progressiva evoluzione». Quattro anni più tardi, il 6 ottobre 2008, la sentenza di assoluzione fu confermata dalla Corte d’ Appello di Salerno, che, tuttavia, individuò uno spunto nuovo, indicando nel Prefetto dei giorni della frana, Natale D’ Agostino, prematuramente scomparso, l’ organo deputato al coordinamento delle azioni di protezione civile, quando i fatti assumano ampiezza sovracomunale. A questo rilievo si aggrapparono i familiari delle vittime, che ricorsero in Cassazione. I giudici del Palazzaccio accolsero le istanze e rinviarono gli atti, per un nuovo giudizio davanti alla Corte d’ Appello di Napoli, evidenziando che erano state sminuite, nei processi precedenti, «la figura e le attribuzioni del sindaco nella gestione dell’ emergenza». All’ atto del rinvio i giudici della Suprema Corte indicarono come elemento imprescindibile per la formulazione del giudizio il piano di protezione civile che, nel 2005, il Comune di Sarno aveva adottato. Uno strumento che riconosceva come attuale e grave il rischio frane sul territorio cittadino e che il sindaco Basile, ingegnere di professione, avrebbe dovuto ben conoscere e applicare. È nella sede partenopea che ha preso forma e sostanza la condanna, confermata ieri dalla Cassazione. Un dibattimento che ha visto la costituzione di 156 parti civili: non solo i familiari della vittime, ma anche associazioni come Codacons e Legambiente. I giudici partenopei hanno condannato, due anni fa, il Consiglio dei Ministri e il ministero dell’ Interno al pagamento del risarcimento alle parti civili (non ancora quantificato) e Gerardo Basile a 5 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici, per non aver, nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1998, ordinato l’ evacuazione della città di Sarno, mentre dal monte Saro si staccavano «colate rapide» che avrebbero seppellito 137 persone. Una sentenza legittima secondo i giudici della Cassazione che, dopo una lunghissima camera di consiglio, hanno confermato tutte le decisioni dei colleghi napoletani. La difesa dell’ ex sindaco ha tuttavia, ancora una carta da giocare: un ricorso straordinario alla Corte Europea dei diritti dell’ Uomo. © RIPRODUZIONE RISERVATA.                           

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