11 Febbraio 2019

Sardegna, protesta pastori: senza soluzioni blocchiamo seggi

 

Non si fermano le proteste dei pastori sardi per il prezzo troppo basso di latte ovino e caprino, nonostante siano arrivate le prime denunce. Dopo le manifestazioni di sabato, che hanno visto litri di latte scorrere per le strade e le piazze di tutta la Sardegna, oggi i pastori hanno lanciato un ultimatum alle istituzioni: se non si troverà subito una soluzione sul prezzo del latte bloccheranno i seggi in tutta l’isola per le elezioni regionali del 24 febbraio.

Dal governo arriva stamattina una prima risposta da parte del ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio. “Un aiuto di Stato? – ha detto il ministro a Rai Radio1 – Questa è una delle ipotesi sul tavolo e la valuteremo insieme al presidente Conte. Ma non cambierà il problema. Il problema è infatti l’aiuto di stato, perché ogni volta che c’è l’Unione Europa ci mette gli occhi addosso. E potremmo avere il problema delle infrazioni. Un po’ come successe con le quote latte. Ma è una delle ipotesi”.

Secondo il ministro infatti il problema andrebbe risolto e non solo “tamponato” perché il rischio è che “altrimenti ci ritroviamo tra un anno con lo stresso problema, con i produttori arrabbiati e lo Stato che ci deve rimettere le mani. Noi rischiamo, senza fare il catastrofista, che oggi parliamo dei pastori, domani dei produttori di pomodori, poi di quelli delle zucchine, poi di quelli delle arance, poi c’è il problema delle olive: Il problema insomma è nella filiera tra l’agricoltore e il distributore”.

Intanto il deputato di Fi, Ugo Cappellacci, ex presidente della Regione Sardegna, chiede la governo di commissariare “subito il Consorzio del pecorino romano per sgombrare il campo da logiche che stanno strangolando i pastori”.

Cappellacci ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro Centinaio. “Questo era un dramma annunciato – ha detto – i pastori sono dovuti arrivare a questa forma di protesta estrema per attirare l’attenzione su una situazione che ha responsabilità ben individuate. In primo luogo, quelle dei trasformatori che, sfruttando la propria maggior forza economica, hanno imposto in maniera illegittima prezzi iniqui o palesemente ingiusti rispetto ai produzione. Altrettanto evidenti sono le mancanze del Consorzio: infatti, se il tetto previsto per la programmazione produttiva del pecorino romano, approvata dal consorzio è di 280 mila quintali e poi non viene rispettato e nel 2018 si è arrivati a 340 mila, non è certo colpa dei pastori”.

Mentre Assolatte ha lanciato oggi un Sos per il comparto ovi-caprino. Per l’associazione italiana lattiero casearia ”la situazione è davvero preoccupante: momenti difficilissimi, dovuti ad una serie di cause concomitanti. Durante la campagna 2017/2018, la produzione di latte di pecora ha avuto un notevole incremento (10-15%). Lo stesso ha fatto quella di Pecorino romano, principale destinazione del latte sardo, aumentata del 24%. Mentre i consumi interni diminuiscono, anche le esportazioni, motore del settore, sono andate a picco (-33%), soprattutto quelle verso il mercato nord americano, dove il calo dell’export ha raggiunto il 44%”.

“Il settore è in crisi”- ribadisce il presidente dei Assolatte, Giuseppe Ambrosi, che chiede di ”ritirare una parte di prodotto dal mercato, è fondamentale trovare risorse per gli allevatori in crisi e dare alle imprese più strumenti”.

Domani, intanto, il movimento pastori sardi sarà in piazza Montecitorio insieme a Coldiretti. Mentre oggi il Codacons presenterà un esposto chiedendo di “accertare se esistano i presupposti per contestare agli industriali del latte il reato di aggiotaggio”.

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