8 Febbraio 2012

Saranno cavoli amari   

Saranno cavoli amari 
  verdure ko per il gelo, giù la produzione di latte e uova: rincari in arrivo nella morsa delfreddo arno ghiacciato a firenze, neve in mugello, a cutigliano il vento scoperchia una scuola. 

 
Arno ghiacciato in diversi tratti a Firenze, nel tratto che va da San Niccolò fino al Saschall. Il fenomeno ha iniziato a manifestarsi nei giorni scorsi, con strati di ghiaccio non troppo spessi che andavano formandosi nelle vicinanze delle rive. Le loro dimensioni sono cresciute, raggiungendo diversi metri e finendo quasi con il congiungere le due sponde. La stessa Autorità di bacino, sul proprio profilo Facebook, ha pubblicato una foto del fiume, con la didascalia: «Le continue minime negative hanno permesso all’ Arno di ghiacciarsi quasi completamente». Sull’ home page del sito dell’ Autorità, compare anche il Bisenzio «ghiacciato nella zona di Prato». Intanto, ha continuato a nevicare sull’ Appennino e nell’ Alto Mugello. A Cutigliano il vento ha scoperchiato la palestra comunale e l’ istituto scolastico comprensivo A. De Gasperi (nella foto). Per consentire la messa in sicurezza, sono stati chiusi sia gli edifici sia l’ intera via dè Papiglioni, dove le due strutture sono situate. La scuola resterà chiusa oggi. In provincia di Grosseto, nel comune di Castell’ Azzara, sono ancora isolate due strutture: il Podere Radipopoli e l’ agriturismo Cornacchino, dove vivono 17 persone, tra cui una neonata. Per loro i primi aiuti sono arrivati grazie al Corpo forestale, che hanno raggiunto le due strutture con alcuni mezzi speciali. di Matteo Baccellini «Il problema del mercato alimentare in questo momento si chiama gelo». Parole chiare quelle dei coltivatori diretti e degli agricoltori toscani, alle prese con temperature siberiane che stanno mandando in tilt alcune delle principali produzioni locali. Dagli ortaggi di stagione come il cavolo o gli spinaci, alle stesse uova e al latte, generi di prima necessità. L’ allarme lo lancia direttamente la Coldiretti Toscana. E anche se non sentiremo i riflessi di questa produzione carente nell’ immediato, potremmo accorgercene tra pochi giorni. In termini economici e di quantità. Galline stressate. Il gelo polare sta frenando la produzione di uova. Le galline si stanno stressando, rallentando la deposizione. Sta accadendo un po’ in tutta la Toscana, e in particolare dove gli allevamenti avicoli a terra (detti anche "in voliera"), situati in particolare nella zona del Mugello, e nelle aree colpite dalle gelate di questi giorni, stanno registrando un progressivo arresto della produzione di uova intorno al 10%-20% rispetto ad una settimana fa. Coldiretti segnala «disagi per gli allevamenti in gabbia dove i capannoni sono sempre condizionati (temperatura tra 18-19°) e dove gli imprenditori sono costretti ad extra-energetici per riscaldare gli ambienti». Meno latte. E oltre alle uova, il gelo porterà meno quantità di latte negli scaffali dei supermercati. La produzione di latte da parte di mucche e pecore è calata nella misura del 30%, è la stima preoccupata di Coldiretti, la stessa cifra, ma in aumento, dei costi per l’ alimentazione (granaglie, maie e cereali). «Quando è freddo mucche, pecore, galline mangiano di più per mantenere le temperature accettabili – spiega Coldiretti – ne consegue un aumento verticale del consumo di razioni giornaliere e quindi, anche di costi per le imprese». Le altre difficoltà sono state prodotte dal congelamento dei tubi che rendono difficoltoso l’ abbeveramento, e dal black out della corrente elettrica che in molte stalle hanno fatto saltare la mungitura. Tutto questo ha un chiaro influsso sui prezzi all’ ingrosso e al dettaglio. «Per le verdure stimiamo un aumento del 10% su base mensile – spiega ancora Coldiretti in una nota – In crescita ci sono in particolare la bieta, i broccoli, i carciofi, i cavolfiori, le carote e i pomodorini ciliegini». Il calcolo viene fatto tramite il sistema Sms consumatori : attraverso l’ sms al numero 47497, si accede ai prezzi più congrui. Prodotti locali ko. Frutta e verdura che rincara, anche se per fortuna sono lontani i tempi del blocco dei tir, quando tutto di fatto raddoppiò, e prodotti che invece scarseggiano. È il caso di carciofi e cavoli. «Questo è un anno bisesto – spiega Cinzia Pagni presidente provinciale della Cia di Livorno, l’ associazione degli agricoltori – il gelo ha già decimato il 50% delle colture a pieno campo, quelle di stagione. Significa rischiare di non produrre carciofi e cavoli, o anche primizie come i baccelli. Al momento stiamo verificando l’ entità dei danni. Le previsioni del maltempo ci inducono a pensare allo stato di calamità, ma speriamo di no». Le produzioni in serra, costringono invece a spese maggiori per il consumo del gasolio. Senza dimenticare il problema degli olivi e delle viti. «Una gelata prolungata sotto gli otto gradi fa danni irreparabili. Non vorremmo tornare ai tempi del 1985 o del 1956». I grossisti. Se il gelo fa danni, e ferma la produzione, i grossisti toscani tirano un sospiro di sollievo rispetto ai giorni del blocco selvaggio dei tir. «Stiamo tornando ai prezzi normali – dice Angelo Falchetti, il presidente di Mercafir, la società che gestisce il mercato ortofrutticolo di Firenze – da quando il traffico è ripartito è arrivata tanta merce, un flusso doppio rispetto al normale. Gli ortaggi e la frutta non di stagione, insalata e zucchine, continuano ad arrivare dal sud. E non ci sono grandi differenze di prezzo rispetto a prima degli scioperi». Il problema sta altrove. Ed è una conferma, purtroppo. «C’ è una bassa produzione a livello regionale – conferma il presidente Mercafir – scarseggiano i prodotti tipici invernali, cavoli, spinaci, cavolo nero. Molti prodotti arrivano dall’ estero o da lontano. Niente ribollita? No, per ora non manca, ma si rischia di farne meno». Anche al consorzio agroalimentare labronico non c’ è allarmismo sui prezzi. «Piccoli aumenti? Sono solo normali oscillazioni del mercato. Ma gli scioperi sono un lontano ricordo. I nostri dati registrano un calo di acquirenti, caso mai, forse per colpa del freddo», dice Piero Pirone, vice presidente del consorzio. E anche alla Unicoop Tirreno si parla di minimi rincari, non nei termini del Codacons nazionale, che li stima addirittura sul 150-200% in certi casi. Il gelo però sta rallentando le consegne. È soprattutto la carne bianca a scarseggia sugli scaffali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.  
   

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