20 Maggio 2020

Saracinesche su al tempo della crisi: meno dipendenti, prezzi più alti

hanno riaperto, senza grande convinzione, il 70% dei locali e il 90% dei negozi di abbigliamento
Lorenzo AttianeseROMA. Ciocche sui pavimenti dei saloni, file davanti alle vetrine e gazebo aperti: l’ Italia ha ormai fatto capolino nei negozi, dai parrucchieri e in qualche bar. Ma la ‘fase 2′ di commercianti e artigiani riparte con il freno a mano della crisi economica, tra aumento dei prezzi e difficoltà organizzative. Se nove magazzini di abbigliamento su dieci ormai hanno già le saracinesche alzate, solo la metà dei mercati finora è riaperto. Non va meglio al settore della ristorazione, che ricomincia a singhiozzo lasciando a casa per il momento il 40% dei dipendenti. Nel nuovo ciclo post-lockdown si sta comunque «entrando con cauto ottimismo e senso di responsabilità», spiega il premier Conte, che prima di arrivare a Palazzo Chigi si è fermato di primo mattino a sorseggiare un caffé e salutare i negozianti. Ci si rimette in pista a due velocità per adesso, almeno osservando i dati della Confcommercio. Da una parte il 90% dei negozi di indumenti che brulicano di clienti pronti a rinnovare i guardaroba stantii della quarantena, soprattutto con intimo, camicie e scarpe. Dall’ altra i bar e i ristoranti che per il momento lasciano a casa, in cassa integrazione laddove è arrivata, 400mila lavoratori. Anche qui nei locali spuntano i divisori nell’ area cassa, quasi nessuno sui tavoli. E c’ è chi si dà da fare per ripartire in sicurezza, come i ristoranti sul lungomare di Napoli, pronti alla riapertura di giovedì, con il distanziamento riduce della metà i coperti. I bassi guadagni sono già confermati dalle stime della Coldiretti, che prevede un crollo dell’ 80% dei consumi in pizzerie, locali, trattorie e agriturismi. Torna a sorridere solo la metà degli ambulanti: la percentuale dei mercati riaperti si aggira intorno al 50% – 60% del totale e Roma sembra l’ unica grande città ad essere tornata a pieno regime su questo fronte. I mercati periodici sono ancora chiusi in Piemonte, Sicilia e in parte della Lombardia, compresa Milano. In Campania è consentita soltanto l’ attività di vendita dei prodotti alimentari e nel resto del Paese le aperture sono a macchia di leopardo per le difficoltà legate all’ applicazione delle misure di sicurezza. Nuovi allestimenti anche per negozi di arredamento e di preziosi, che espongono i prodotti rigorosamente sanificati. Fase nuova, prezzi diversi e non più solo per gli alimentari nei supermercati. Lo stop di oltre due mesi ora pesa anche sui listini di diversi bar e parrucchieri, dove il caffé è arrivato a costare in alcuni casi anche il 53% in più mentre il taglio di capelli e la messa in piega sono aumentati del 25%. «Stiamo ricevendo decine di segnalazioni», spiega il Codacons. In testa alla classifica dei rincari ci sono i bar, con molti esercenti che hanno ritoccato al rialzo il prezzo di caffè e cappuccino: al centro di Milano, dove il prezzo medio di un espresso è 1,30 euro, si arriva fino a 2 euro (+53,8%). A Roma (1,10) fino a 1,5 euro (+36,3%). A Firenze (1,40) fino a 1,7 euro (+21,5%). Anche i parrucchieri, in base alle segnalazioni, hanno aumentato i listini, con rincari per shampoo, messa in piega, taglio, e altri trattamenti. In base ai costi medi nelle grandi città, il prezzo di un taglio passa da una media 20 a 25 euro (+25%), ma con punte che arrivano al +66%, dove secondo una segnalazione a Milano il taglio donna in un salone è passato da 15 a 25 euro.

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