24 Marzo 2012

Sarà una Pasqua lacrime e “verde”

Sarà una Pasqua lacrime e “verde”

Sarà amaro l’ uovo di Pasqua degli italiani. E, purtroppo, la percentuale di cacao del “fondente” non c’ entra nulla. La (brutta) sorpresa arriverà al momento del primo “pieno” lungo la strada di chi si sposterà in auto per trascorrere il ponte con parenti e amici. Il Codacons ha elaborato i l’ entità del “sa la ss o”. Considerato il trend in salita dei listini dei carburanti, il maggiore costo per un pieno di benzina e gasolio, e la prassi oramai consolidata dei rincari pre-esodo applicati dalle compagnie petrolifere, gli italiani, rileva l’ associazione dei consumtori, «dovranno mettere in conto rispetto a Pasqua 2011 una maggiore spesa per il pieno attorno ai 18 euro. Ipotizzando 8 milioni di autovetture che si sposteranno per strade e autostrade del Belpaese, per le gite fuori porta a Pasquetta e i rifornimenti complessivi nei giorni di festa, l’ ammontare della stangata di Pasqua arriverà a 430 milioni di euro». Una cifra astronomica, afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, «che inciderà pesantemente sulle spese di trasporto degli italiani, e che fa presagire effetti negative sulle vacanze estive degli italiani i quali, se continuerà la folle ascesa dei carburanti, saranno costretti a tagliare i giorni di villeggiatura». La sosta all’ autogrill invece di rap presentare una piacevole pausa lungo la strada, rischia davvero di trasformarsi in un incubo. I prezzi sulla rete ordinaria in modalità “servito” adesso sono arrivati a 1,990 euro/litro per la benzina mentre restano stabili a 1,820 per il diesel e 0,900 per il Gpl. Le medie nazionali sono rispettivamente a 1,874, 1,780 e 0,878 euro/litro. Buona parte della colpa dei rincari è imputabile direttamente a Roma. L’ aumento delle accise fa schizzare il prezzo di “verde” e diesel provocando un crollo dei consumi, con conseguente contraccolpo sul settore della commercializzazione dei carburanti. «Oltre un 60% di accise sono soldi drenati dallo Stato», denuncia Assopetrroli-Assoenergia. «L’ incessante incremento dei prezzi dei carburanti dovuto alla pressione fiscale, che supera del 30% quella austriaca e del 14% quella francese, in un contesto economico caratterizzato da una crisi generalizzata del Paese e, quindi, da una minore disponibilità economica da parte dei consumatori – si legge in una nota – ha determinato un crollo dei consumi (benzina e gasolio) che nei primi due mesi del 2012 registrano un calo di ben il 19% rispetto allo stesso periodo del 2007 e del 9% rispetto allo stesso periodo del 2010 con inevitabili conseguenze sulla tenuta delle imprese e sui livelli occupazionali». A guadagnarci, dunque, è solo lo Stato, alias Roma-ladrona, che grazie ai serbatoi dei cittadini quest’ anno porterà nelle casse dell’ erario ben 9,8 miliardi di euro in più rispetto all’ an no scorso. Gli aumenti dei carburanti dal marzo 2011 ad oggi, stima l’ Adu sbef, «comportano, in termini annui, ricadute di +516 euro ad automobilista, pari ad oltre 40 giorni di spesa alimentare di una famiglia media». «A due settimane di distanza vorrei di nuovo ricordare anche ai giornalisti di Italia Oggi, dopo averlo fatto a quelli di Libero, che la norma riguardante il licenziamento dei dipendenti pubblici, non è una novità ma è stata semplicemente ignorata da tutti, anche dai giornali tranne che dal quotidiano la Padaniache a pag. 9 in data 29 settembre 2011 aveva già riportato la notizia sottolineato come i veri sprechi economici nel nostro Paese si trovano nella Pubblica Amministrazione e negli esuberi dei suoi dipendenti». A dichiararlo è il deputato della pogruppo per il Carroccio in commissione Affari Costituzionali che spiega: «La dimostrazione che noi della Lega Nord avevamo già sottolineato questa possibilità il 28 settembre del 2011, si trova negli atti della Camera, quando io presentai in merito una interrogazione a risposta immediata all’ allora Ministro Brunetta, sottolineando che “il Governo Amato, con il decreto legislativo n. 165 del 30 marzo 2001, ha disposto che le pubbliche amministrazioni nel rilevare l’ eccedenza di personale attuino una procedura che può portare i dipendenti anche al collocamento in disponibilità con l’ 80 per cento dello stipendio». «È, infatti, sotto gli occhi di tutti prosegue Vanalli – che ci sono enti pubblici, soprattutto i Comuni del Nord, che in passato hanno limitato l’ assunzione del proprio personale dipendente in favore di maggiori servizi ai cittadini, ci sono le amministrazione del Sud che, invece, quando andava bene come ammortizzatore sociale, se non per compiacenze politiche, hanno assunto un numero spropositato di questi dipendenti con il risultato che oggi, grazie al meccanismo dei costi storici e non di quelli standard, tutti noi stiamo pagando i dipendenti di molti comuni e di molte realtà del Sud». Se la dotazione standard di personale presa come esempio fosse quella della Lombardia, secondo Vanalli «solo per i Comuni avremmo un esubero di dipendenti pubblici dell’ ordine di circa 200 mila unità. In questo momento, dove sarebbe necessario risparmiare per investire nel rilancio dell’ economia, i circa 8 miliardi di euro recuperabili non sarebbero poca cosa. Si potrebbe quindi, applicando le norme attuali, abbassare i costi delle spese correnti, trasferire il personale in eccedenza, limitare soprattutto l’ operato di quei politici locali che rastrellano i consensi durante le campagne elettorali, promettono posti di lavoro che poi tutti i contribuenti pagano».

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