«Sanzioni penali a chi aumenta troppo i prezzi»
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fonte:
- Corriere della Sera
«Sanzioni penali a chi aumenta troppo i prezzi»
Per i pensionati l?inflazione reale è stata del 22,5%, per gli studenti carovita al 12,6%
ROMA – E? il pensionato l?italiano più colpito dall?eurorincaro: per lui l?aumento della busta della spesa sarebbe del 22,5%, otto volte quello dell?indice Istat di dicembre (2,8%). Tutta colpa della giocata al Lotto e del giro sulla giostra offerto ai nipoti, aumentato in un anno quasi del 100%. E? il risultato dell?elaborazione svolta dall?Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons). Che ieri è tornata sul tema dell?inflazione per chiedere sanzioni penali contro chi aumenta i prezzi oltre il triplo, il boicottaggio dei distributori di benzina Erg e Esso, «colpevoli» dei maggiori rincari e la disdetta dei conti correnti nelle banche che hanno piazzato presso i clienti i bond argentini. Con questo piano di «guerra», l?Intesa celebra un anno di attività in comune, rivendicando per sé il merito di aver sollevato il velo sulla «rapina del secolo», legata all?avvento dell?euro. Nei dettagli l?effetto del changeover su un pensionato, di cui è stata ricostruita una tipica giornata di consumi, sarebbe del 22,5%. La spesa sarebbe aumentata da 16.416,4 lire (8,48 euro) a 10,41 euro. «Persino il bollettino postale è più caro del 29%» lamenta Elio Lannutti. Ma poi c?è il quotidiano (»16,9%), il teatro (»15,9%) e le aspirine (»7,5%).
Se la cava con meno lo studente: il «caroeuro» gli rosicchia un 12,6% in più della «paghetta». I maggiori ritocchi riguardano il biglietto dell?autobus, andata e ritorno (»29%), una birra piccola con patatine al pub (»20%) e cinque «sms» (»16,1%). In questo modo il giovane passa dalle 37.200 lire (19,21 euro) a 21,6 euro.
Valori molto simili a quelli dell?impiegato che ogni giorno tirerebbe fuori dal portafogli l?11,2% in più. In questo caso a pesare maggiormente è la colazione al bar: cappuccino e cornetto (»21%), ma c?è anche il prelievo al Bancomat (»15,2%) e la cena in pizzeria (»14%). Le 63.014 lire (32,54 euro) fanno presto a diventare 36,16 euro.
In coda resta la casalinga con un rincaro del 6,8%, dovuto per lo più alla merenda per i figli (due panini al prosciutto) aumentata del 16% e al parrucchiere (taglio e messa in piega) che intasca un »7,5%. La sua spesa passa così da 135.130 lire (69,79 euro) a 74,55 euro.
«Si tratta di un?indagine priva di qualsiasi valore statistico – precisa l?Intesa – con un significato puramente indicativo». Un?affermazione utile a evitare ulteriori polemiche con l?Istat. Dice Rosario Trefiletti (Federconsumatori): «Non siamo contro l?Istat, non ne vogliamo la privatizzazione. Ci basta che migliori le rilevazioni». Ma intanto dall?Intesa arriva un invito alle dimissioni, rivolto al presidente dell?istituto, Luigi Biggeri.
«Il cittadino italiano – si lamenta Carlo Rienzi, presidente del Codacons – si accorge delle associazioni dei consumatori, solo quando è toccato in prima persona, quando gli piazzano l?antenna inquinante davanti al portone. Sennò mai un sussulto di civismo…».
Accusa che Carlo Pileri dell?Adoc estende anche al Consiglio nazionale dei consumatori e utenti (Cncu), organo consultivo presso il ministero delle Attività produttive, che il ministro Antonio Marzano, «vorrebbe trasformare in un luogo dove fare politica». Ma il Cncu distribuisce anche i fondi alle associazioni dei consumatori, quelli che la Finanziaria non ha tagliato. Per questo, confessano le associazioni, nessuno pensa di uscirne. Intanto l?Intesa intona il de profundis per le monete da uno e due centesimi che non si troverebbero più neanche in banca: «Ormai arrotondano tutti…».
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