2 Ottobre 2009

Santoro sfida Berlusconi

Fino all’ultimo la trasmissione in forse per il parere contrario dell’ufficio legale Rai 
Annozero va in onda. E la D’Addario conferma tutto
 

 

ROMA. Alla fine "Annozero" è andato in onda nonostante le pressioni e le minacce andate avanti per l’intera giornata. è andata in onda anche Patrizia D’Addario che, intervenendo in collegamento da Bari, ha confermato di essere stata due volte a Palazzo Grazioli, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di essersi fermata per tutta la notte in una occasione. "No Giampy no party" si è aperto con Santoro che ha sintetizzato un pomeriggio di tensione causato dall’annunciata presenza della escort Patrizia D’Addario alla trasmissione. «Ho ricevuto otto pagine di parere legale della Rai in cui mi si diceva che la D’Addario non poteva partecipare alla trasmissione. Ho chiesto se era un parere, una direttiva, che cosa? Non mi è stata data una risposta precisa, quindi io vado in onda. Finché non mi dicono non vai in onda, io qua sto» ha detto Santoro. La liberatoria per la presenza a titolo gratuito di Patrizia D’Addario ad Annozero ha avuto il via libera delle strutture competenti solo qualche ora prima della trasmissione. Ma a Santoro è stato recapitato anche un parere dell’ufficio legale di Viale Mazzini chiesto dalla direzione di Raidue. Parere non vincolante comunque per la messa in onda della puntata. Nel documento, che avrebbe creato grande agitazione nella redazione, si spiegherebbero le eventuali conseguenze legali a cui potrebbe andare incontro il programma per aver ospitato la D’Addario, in quanto protagonista di una vicenda giudiziaria ancora in corso. Pende infatti tra l’altro sul programma la diffida chiesta all’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni da parte di Giampaolo Tarantini, che avrebbe voluto bloccare la puntata. Santoro sempre iniziando la trasmissione ha fatto andare in onda un filmato di Minzolini, direttore del Tg1, nel quale giustificava il perché la sua testata non si stava occupando di gossip («in assenza di notizie certe»), e dichiarazioni di qualche anno fa in cui lo stesso Minzolini diceva esattamente il contrario sulla necessità di parlare della privacy dei politici. Il dibattito si è poi spostato sulla sanità pugliese e su alcune interviste alle ragazze che, a pagamento, erano state ospiti delle feste di Berlusconi a palazzo Grazioli. Due vicende apparentemente disconnesse, ma con un trait d’union che porta il nome di Gianpaolo Tarantini, nel resto d’Italia fino a qualche tempo fa poco conosciuto, ma un vero boss dell’imprenditoria in Puglia con le sue aziende di protesi ortopediche. Era Tarantini che procurava le escort per le feste («ma Berlusconi non sapeva che le pagavo» ha detto in uno stralcio di intervista), e lo stesso Tarantini – secondo le accuse – corrompeva funzionari delle Asl, medici e primari per vendere le sue protesi. Risultato, in Puglia le protesi ortopediche hanno avuto un’impennata del 243 per cento. Il sindaco di Bari, Emiliano, ex magistrato della Dda pugliese che ha in passato indagato anche sui fratelli Tarantini, ha parlato del buco nero della sanità in Puglia, ma anche, sollecitato dal direttore del Giornale Belpietro, sulle autorizzazioni per un residence che stava cercando di ottenere Patrizia D’Addario tramite l’amicizia con Berlusconi. «Non concediamo licenze secondo il colore politico» ha risposto a Belpietro. Terry D’Amico e Barbara Montereale, due delle escort nel giro di Tarantini, hanno confermato i loro racconti già resi in passato a giornali e magistrati, sui rapporti a pagamento con politici. In studio scintille tra Belpietro e Norma Rangeri del Manifesto che ha risposto con estrema decisione ai tentativi del direttore di Libero di spostare la discussione completamente sulla sanità e sulla giunta di centrosinistra della Puglia. «Si sta parlando di un presidente del consiglio che si portava in casa un personaggio come Tarantini» ha detto la Mangeri, «non si capisce come possano accadere queste cose. Potrebbe entrargli in casa un mafioso e lui non lo saprebbe?». Il premio Pulitzer Carl Bernstein in collegamento dagli Usa è stato molto cauto nel giudicare la situazione italiana, sostenendo comunque che Berlusconi, anche se ha diritto alla sua privacy, ha forse superato quel limite. E sulle censure ai giornalisti è stato netto: «Molto spesso sono proprio i giornalisti a porsi dei limiti».  Intanto martedì prossimo davanti al Tar la comparizione delle parti per una prima decisione sul ricorso con il quale il Codacons contesta i provvedimenti del ministro per lo Sviluppo economico Scajola, dopo la prima puntata della trasmissione.
 

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