Santa Chiara, tutto da rifare
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fonte:
- Gazzetta del Sud
l’ immobile è stato già venduto nel luglio del 2016 a invimit la precedente relazione escludeva qualsiasi valore artistico
Antonella Catrambone «Il fabbricato di grande ampiezza non presenta elementi di particolare significato storico». È quanto si legge nella descrizione della relazione tecnica che la Provincia ha provveduto a inviare alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Calabria con riferimento alla Caserma Triggiani, ex Monastero di Santa Chiara venduto a “Patrimonio Italia – Invimit Spa”, a luglio 2016. Una relazione messa oggi in discussione dalla Soprintendenza che ha riaperto il procedimento di valutazione storica del bene alla luce delle segnalazioni pervenute dalla stampa, dal Codacons, dal consigliere comunale Gianmichele Bosco a cui si aggiunta la sezione di Catanzaro di Italia Nostra, associazione capofila del comitato di vigilanza per il centro storico. Quest’ ultima, infatti, ha avanzato richiesta di accesso agli atti entrando in possesso di una documentazione dalla quale emergono “incongruenze”, così come evidenziate in uno scambio di corrispondenza tra gli uffici del Mibac. Alla corposa relazione tecnica, necessaria per la vendita dell’ immobile, è stata allegata, infatti, una documentazione fotografica che appare parziale a illustrare la storicità del bene e non corrispondente all’ intero edificio, specie per le parti di interesse storico-culturale, rappresentato da «facciate esterne con prospetti evidentemente rifatti per soddisfare esigenze militari, con interni in cui si evidenziano parcheggi, corridoi, uffici». Ma non è tutto. La dichiarazione del Mibac riporta altre “incongruenze” emerse dalla relazione provinciale che fa risalire la «realizzazione dell’ immobile a un periodo successivo al 1900», mentre l’ ex Monastero risale al 1294; così come «i riferimenti catastali non sono aggiornati nè chiari e non si fa riferimento a parti di complesso con destinazioni d’ uso differenti da caserma dei carabinieri, quale quella a museo civico». A rendere ancora più intricata la vicenda è proprio la rilevazione che la Soprintendenza fa sulla presenza del museo civico. «La sola la presenza del museo – negato dalla relazione tecnica provinciale – avrebbe dovuto comportare l’ automatica esclusione della verifica negativa dei locali in relazione al codice dei Beni culturali». Tutto ciò, a quanto pare, avrebbe tratto in errore i vertici del Mibac che, in virtù di quanto emerso, hanno deciso di riesaminare il fascicolo d’ ufficio con riferimento alle procedure per l’ imposizione di vincolo relativo all’ immobile. C’ è da dire, però, che la riapertura della procedura consente alla stessa Soprintendenza di “rimediare all’ errore” o “alla superficialità” commessi nella valutazione della documentazione già in suo possesso. Numerosi atti testimoniano la storicità del bene. L’ ex Monastero di Santa Chiara, infatti, viene citato in tutta la corrispondenza in mano all’ ente dei Beni culturali con riferimento a interventi di restauro o manutenzione dell’ immobile e che come tale avrebbe dovuto essere presa in considerazione. Ma ora alle associazioni non resta che attendere la conclusione del procedimento per il riconoscimento del valore storico-artistico del bene.
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