7 Settembre 2012

Sanità, le Regioni contro il decreto

Sanità, le Regioni contro il decreto

di Maria Rosa Tomasello wROMA Nasce avvolto da ombre più che da luci il mini-decreto sulla sanità varato mercoledì notte dopo un estenuante consiglio dei ministri e monco della novità di maggiore impatto mediatico, la tassa sulle bibite zuccherate. Il ministro si dice «assolutamente soddisfatto»: «Alcuni temi sono autoapplicativi, altri richiedono discussioni. Confido che i passaggi parlamentari possano irrobustire il provvedimento, siamo aperti al confronto. Il binario è tracciato. Ora l’ attuazione è delle Regioni». È proprio dalle Regioni però che arriva la bocciatura più sonora: «Ci sono punti che condividiamo, ma c’ è un metodo che ci preoccupa – commenta il presidente della Toscana Enrico Rossi – ricorrere all’ urgenza ci è sembrata una forzatura e lo faremo presente al presidente della Repubblica, vista la competenza delle Regioni sulla sanità. C’ è anche un problema di sostenibilità economica dopo i tagli. La sanità non si governa a colpi di decreto». Protesta il collega della Basilicata Vito De Filippo, Pd: «Le norme previste invadono in modo netto la competenza delle Regioni», mentre Catiuscia Marini è preccupata: «Non sono previste risorse finanziarie, quindi bisogna capire come convincere i medici liberi professionisti a svolgere un’ attività di 24 ore senza risorse aggiuntive». Netta la contrarietà di Roberto Formigoni, Lombardia: «Balduzzi esulta, invece non ci siamo». Dal Piemonte come dal Veneto, Roberto Cota e Luca Zaia rivendicano invece la primogenitura del sistema di medicina di base full-time: «È stato copiato il nostro modello dei Cap, i Centri di assistenza primaria» osserva Cota, chiedendo al governo «di garantire invece i fondi: questo sì competenza dello Stato». Dal canto suo Zaia si esprime senza mezzi termini sulla distanza delle sale giochi dalle scuole: «Nell’ era dell’ iPad e di Internet è una cretinata». Esprime forti dubbi anche il leader democratico Pierluigi Bersani: «Dove sono le risorse per la riorganizzazione della medicina di base? Si è sicuri di non fare proclami a vuoto?», chiede, definendo «inadeguati i meccanismi per la scelta dei primari». Che ci siano questioni da chiarire in aula lo anticipa anche il presidente Pdl della commissione Sanità, Antonio Tomassini: «Sono da chiarire bene aspetti circa le coperture finanziarie di alcuni provvedimenti e la loro costituzionalità». Duro il commento della Cgil, nonostante «alcuni inteventi utili»: «Un atto debole e contraddittorio che non basta a rafforzare un Servizio sanitario in seria difficoltà a causa dei tagli». Divisi sindacati della sanità e associazioni: l’ Anaao Assomed (dirigenti medici) parla di «diverse ombre, frutto di veti incrociati, pregiudizi ideologici e miopia organizzativa», la Federazione dell’ Ordine dei farmacisti sottolinea l’ inesistenza delle ragioni di urgenza che giustificano il decreto, il Sindacato radiologi si dichiara deluso e la Federazione per il superamento dell’ handicap (Fish) contesta la mancata riorganizzazione dei servizi per non autosufficienza. Soddisfatti invece medici di famiglia e pediatri di Fimp, Fimmg e Sumai: il decreto avvierà l’«evoluzione» dell’ assistenza territoriale. Ma a suscitare polemiche è anche una norma sulla tracciabilità contenuta nell’ ultima bozza del decreto Sviluppo: l’ obbligo per tutti, commercianti e professionisti, di accettare i pagamenti col bancomat per spese superiori ai 50 euro. La norma, la cui entrata in vigore era prevista inizialmente a luglio 2013, potrebbe però slittare al 2014. «Non abbiamo ancora deciso limite e tempistiche – spiega il ministro Corrado Passera – ma spingeremo per una diffusione sempre più ampia della moneta elettronica, perché poche cose contrastano così tanto evasione e illegalità». «Nulla di definitivo» ribadisce il sottosegretario Claudio De Vincenti. Ma l’ ipotesi fa insorgere associazioni e partiti: «L’ ennesimo inutile regalo alle banche» protesta il Codacons. «L’ ottimismo di Monti vale solo per le banche» accusa la Lega, mentre la Confcommercio sostiene: «Non servono obblighi universali, ma ridurre costi e commissioni per incentivare la diffusione di strumenti di pagamento elettronici». Favorevole Confesercenti: «Ma lo si faccia abbattendo i costi di utilizzo e gestione del Pos». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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