22 Marzo 2016

Sanità, la Regione condannata «Deve pagare per esami non fatti»

Sanità, la Regione condannata «Deve pagare per esami non fatti»
Il Condacons: «Se il pubblico non è in grado di effettuare gli esami urgenti il malato può
eseguirli nelle strutture private e farsi rimborsare». Gorgoni: «Sono casi isolati»

«Nei casi di urgenza dell’esame e di tempi di attesa lunghi, il paziente ha diritto ad eseguire l’esame presso strutture private e di chiederne poi il rimborso». Lo afferma il Codacons di Lecce dopo che – è detto in una nota – il Tribunale di Lecce ha nuovamente respinto l’appello della Regione Puglia sul diniego di rimborso per l’esame Pet Tac eseguito da un cittadino presso una struttura privata. «Il Tribunale – commenta il responsabile Massimo Todisco – ha riconosciuto la fondatezza della richiesta di rimborso evidenziando che il giudice di prime cure ha determinato la regola equitativa del caso concreto, tenendo conto dei principi costituzionali operanti in materia, oltre che della disposizione di cui all’art. 3 L. 595/1985 e preoccupandosi di accertare – tramite le prove orali assunte – l’urgenza dell’espletamento dell’esame per cui è causa e l’impossibilità di effettuarlo in tempi brevi presso strutture pubbliche». Ciò significa – Secondo il Codacons – che nei casi di urgenza dell’esame e di tempi di attesa lunghi, il paziente ha diritto ad eseguire l’esame presso strutture private e di chiederne poi il rimborso». «Questo principio, – precisa Todisco – che ha evidentemente portata generale, è applicabile a qualsiasi tipo di esame, intervento o terapia che la struttura pubblica non è in grado di eseguire entro un lasso di tempo compatibile con l’urgenza dettata dalla particolare patologia, e dunque anche all’esame Tac di cui si discute in questi giorni».

Il precedente

L’ultimo caso riguarda una paziente oncologica salentina che dopo aver fatto richiesta di una Tac all’addome con mezzo di contrasto lo scorso 22 febbraio, si è vista fissare l’appuntamento dalla Asl di Lecce a ottobre 2017. Giovanni Gorgoni, direttore del Dipartimento salute della Regione Puglia, si difende e parla di «un caso particolare non di un fenomeno», ma si è in attesa degli ispettori del ministero della Salute. L’inchiesta su quanto accaduto alla signora Santina Geusa, di 50 anni, di Campi salentina, la prima a sporgere una denuncia non anonima presso il Tribunale del Malato, è in realtà già partita e vede in azione i carabinieri del Nas che hanno verbalizzato formalmente la denuncia della paziente oncologica salentina, acquisendo copia della richiesta e della prenotazione fissata per la data del 20 ottobre 2017 all’ospedale Vito Fazzi di Lecce. L’intento è quello di ricostruire tutte le tappe del caso, per capire dove e se si sia verificato del dolo e cosa determini queste liste di attesa lunghissime. La signora Geusa è riuscita ad eseguire l’esame, una risonanza magnetica, lo scorso 8 marzo presso il reparto di radiologia del Vito Fazzi di Lecce. «Alla fine sono riuscita a fare l’esame in tempo – confessa la donna – ma questa è l’unica nota lieta della vicenda. Un esame diagnostico è un diritto. Non si può fare una tac dopo due anni, non lo sarebbe neppure se si trattasse di una prenotazione ordinaria e non con carattere di urgenza come era la mia».

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